Le tre installazioni presentate a Caserta da Dacia Manto (Milano, 1973; vive a Bologna) sembrano stagliarsi perfettamente all’orizzonte tra il cielo e la terra, in bilico tra la razionalità e la fantasia.
Deneb (costellazione del cigno), composizione di prismi fatti di stoffa di panni in simil-pelle, è una surreale fotografia di un paesaggio africano. Da quest’aerofotogrammetria artistica si scorgono tante case in fango; osservandola per un po’ sembra quasi di sentire lo scirocco del deserto, tanto l’effetto percettivo è reale.
Il paesaggio rovente di Deneb, per una sorta di discrasia, dialoga con Inlandis, il ghiaccio continentale. Quest’installazione glaciale, che riproduce la planimetria del paesaggio antartico, è stata ottenuta sovrapponendo ritagli di zanzariere. Le eteree superfici sovrapposte danno l’idea dell’acqua, che a tratti sommerge e fa emergere il ghiaccio stratificato. La realtà antartica è perfettamente riprodotta, ma anche qui si assiste ad una manipolazione tattile che trasforma la planimetria da strumento di controllo del territorio a strumento conoscitivo e, soprattutto, interpretativo. La realtà viene manipolata per essere approfondita, ne deriva una conoscenza intima e cerebrale.
Le installazioni sono accompagnate da disegni, vere e proprie note didascaliche che approfondiscono la ricerca. I quadri sono ottenuti sovrapponendo della grafite in modo da rendere la superficie specchiante e donarle una vibrazione argentea. Spesso le stesure di grigi vengono arricchite da tocchi di acrilico per creare macchie opache simili ad aloni. Spettacolare è il disegno che completa Inlandis, nel quale l’artista contrappone al ghiaccio uniforme che emerge dalle acque il substrato algoso movimentato e floreale.
Inlandis si confronta non solo con Deneb, ma anche con l’ultima delle tre installazioni, Bed rock, un letto di roccia rappresentato attraverso la lavorazione di quattro grandi porzioni di spugne. Mentre precedentemente il paesaggio è stato ottenuto sovrapponendo materiali, in questo caso il materiale viene sottratto. Le spugne sono tagliate e scavate.
In tutte e tre le installazioni, cartografie e viste aeree di paesaggi perdono il controllo matematico e divengono sculture oniriche. L’osservatore percepisce così una realtà in bilico tra il sonno e la veglia, tra il soffice e il solido. Prima il luogo viene metabolizzato in maniera tale da riuscire a plasmare qualsiasi materiale a sua immagine e somiglianza, anche quello più disparato. Il paesaggio visto dall’alto è riprodotto perfettamente, sine macula. Poi, attraverso la manipolazione creatrice, l’artista lo arricchisce di una sua visione introspettiva. È così che dalla crosta terreste, con tutte le sue increspature, Dacia Manto scende in profondità. Nell’animo.
luigi rondinella
mostra visitata l’8 luglio 2006
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mostra decisamente interessante.
Pessimo il clima!!!!!!!!
Sembrava l'incontro tra "figli di papà di un tempo che fu" in un pab dove si offriva birra a go-go.
Insomma una serata "Caserta-Vip" inconsapevole dell'accadimento artistico.
Complimenti ad Antonio... meno, ma molto meno ai suoi ospiti!