Veri e propri archetipi letterari, costruiti sul motivo fondamentale dell’essere e dell’esistere. Per Max Neumann (Saarbruecken, 1949) la figura umana non è che una sagoma vuota ritagliata. Un testimone muto e solenne che attraversa la mostra e dice tutto, senza un gesto e senza bisogno di commento.
Alla sua terza personale nella galleria partenopea, l’artista tedesco presenta cinque dipinti che pongono l’osservatore al centro di un’atmosfera beffarda e surreale. Nelle sue vaste e solitarie tele il clima artistico e letterario del Novecento si rivela un punto di riferimento estremamente suggestivo: la sua ricerca è come una stretta di mano tra le forme pure e impersonali della scultura di Brancusi e l’atmosfera magica della pittura metafisica. È un immaginario quasi drammaturgico; fatto di volti che nascondono ironicamente la propria natura e, pur nelle loro forme così assolute ed essenziali, si offrono come metafora della presenza umana nel mondo.
Ieratici, stilizzati, appena umanizzati dagli abiti borghesi; ecco apparire ad uno ad uno i personaggi senza vita di un universo familiare, attuale, eppure stranamente inquietante. Del resto, il richiamo ad elementi di cultura italiana extrapittorica non è azzardato: il motivo dell’ombra, l’incomunicabilità, il tipo di personalità effimera fanno pensare al Nessuno di
Nel ricorso a simili fantasmagorie, dunque, Neumann realizza i suoi quadri: colti, raffinati, con un sentimentalismo ben padroneggiato e con una voluta equivocità che sembra al contempo turbare e deliziare. Ma sono anche i densi e sonanti rapporti di colore a risultare particolarmente felici nelle sue opere: campiture che, senza fusioni né sfumature, diventano struttura; tinte che, nonostante i segni marcati, rendono un continuum cromatico assoluto (attraverso la giustapposizione di toni rossastri e grigio-blu o con la gradazione di tinte chiare). Una sorta di equilibrio interno, increspato da mosse e torsioni bloccati al momento giusto e che rievocano un silenzio così arcaico da rendere la sua figurazione non solo narrativa ma anche simbolica e fortemente enigmatica.
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www.maxneumann.com
marianna agliottone
mostra visitata l’8 giugno 2006
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bella mostra e bella recensione, parimenti colta e raffinata. piacevolissima combinazione.