Nell’epoca della riproducibilità
e della facile manipolazione, appare spesso scardinata l’idea prima di opera
d’arte.
Dan Rees (Swansea, 1982; vive a Berlino)
si mette alla prova, cimentandosi di nuovo negli spazi napoletani di T293 con
un esperimento site specific, col quale si diverte a giocare e mescolare proprio
le carte dell’arte.
L’artista dipinge
in loco, con una pittura libera e
gestuale, alcune opere su tela, consacrandole ai colori primari puri (
Yellow
Napoli and Gold,
Cadmium Red,
White
1,
Ultramarine
and Prussian Blue).
Poi le ribalta, pressandole sul muro, dando l’impressione, a un primo sguardo,
di averle perfettamente riprodotte. Ma la replica è un inganno e soltanto
allora, venuta meno la manualità dell’artista insieme allo stesso processo
mentale del dipingere, “
inizia ad essere evidente un legame con uno stile e
un’attitudine concettuale”.
Il passaggio avviene lentamente e con ironia, come già
suggerisce il titolo della mostra,
They Don’t Make Them Like This Anymore, tratto da una canzone di Kanye
West, celebre rapper con cui l’artista gallese si confronta per la volontà di
trovare un nuovo stile e non scoprirsi imprigionato nel pantano dell’arte
concettuale, pur richiamando l’attenzione sui rapidi cambiamenti che
l’attraversano.
Rees sembra mettere la pittura allo specchio, spingendola
a interrogarsi in un monito di autoriflessione sulla complessità dell’arte
contemporanea. La quale ha smarrito la propria innocenza, minata da vuoti
abusati e da fin troppi arrovellamenti ideologici, felicemente in corsa
sull’autostrada globale della certezza conformistica.
La ricerca di Rees, appassionata e ludica, continua con le
sculture, esposte al primo piano su semplici basi d’argilla. Piccole invenzioni
che, realizzate in un richiamo Dada a vasi vintage e plastilina, diventano
opere d’arte attraverso i mezzi e i modi che si è scelto di adoperare. Nulla più.
Consegnandosi interamente alla materia per dar vita a forme insolite, nuove,
ingenue e rassicuranti; come i sogni, che nascono non si sa dove e restano
intoccabili.
Per ricordare, come storicamente accade nei momenti di
crisi, che “
la creatività è l’unica forza rivoluzionaria”. In ogni tempo, con lo stesso
furor e le stesse regole.
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una delle mostre più brutte viste a napoli negli ultimi due anni.
popol vuh, ma vai a fari un giro...