Motel, aree di servizio e automobili: paesaggi raccolti su e giù per gli Stati Uniti, seguendo i tracciati delle highways.. Questi i soggetti raffigurati dal giovane Tom McGrath. Alla galleria Lia Rumma l’artista presenta una serie di grandi tele: ambientazioni realistiche d’impatto emotivo e capacità tecnica degni di nota, un po’ abusate –forse- nella descrizione, che non penetra la realtà e si accontenta di rimanere pura visione.
Strade e automobili sono spesso riprese in movimento, creando intensi giochi di luce. McGrath si sofferma su particolari soliti nel repertorio del paesaggio urbano come i cartelli che contrassegnano il prezzo del carburante oppure l’insegna del negozio di dolciumi Dunkin’ Donuts. Elementi che connotano momenti sommari della realtà, seppure qualificanti dell’aspetto di un paese.
Si tratta di immagini sospese nei vuoti della quotidianità, oscurata dalla frequente presenza di un torpore, che rende i paesaggi melanconici e un po’ surreali, soprattutto quando McGrath dipinge attraverso i vetri delle automobili bagnati dalla pioggia. Ne derivano raffigurazioni “liquefatte”, in cui la visione è come deformata e filtrata attraverso il parabrezza che -simile l’obiettivo di una macchina fotografica- elabora il dato reale, per restituirlo contraffatto ed esasperato dal segno materico. Così la pennellata si amalgama completamente con la figurazione fino ad emulare situazioni surreali.
Nashville Skyline si caratterizza come uno spazio indefinito da cui emerge un’area di servizio tradotta con una pennellata morbida, un’immagine evocativa e al contempo appesantita dal colore. Si tratta di una visione un po’ allucinata, in cui un segmento centrale, il palo della luce, d’improvviso si attorciglia per poi riprendersi verso l’alto e scomparire nel vuoto.
Tom McGrath dipinge spesso azioni in movimento, come i fari posteriori delle automobili, ripresi da un’altra automobile, che percorre la stessa strada e vive la medesima situazione. Situazione che pare trasferirsi per empatia a chi l’opera la sta osservando, come se si trattasse di una lunga soggettiva cinematografica. D’improvviso –poi- l’attenzione si ferma su un’architettura rettangolare, anonima, priva di qualsiasi accenno emozionale. Si presenta come un’antinomia all’idea di paesaggio e si impone per la violenza visiva che va a deturpare la struttura della scena.
L’opera di Tom McGrath va avanti tra visioni oggettiva e precipitazioni oniriche, rientrando a pieno merito nella nuova ondata di figurazione pittorica che in America ha sempre più proseliti, soprattutto fra gli artisti più giovani.
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