Una tendenza comune riscontrabile nel lavoro degli artisti di quest’ultima generazione sembra essere il rifiuto ad una visione che richieda un impegno, ideologico o mentale, legato alla maturità e al mondo degli adulti. Viene privilegiato il rituale del gioco, la rappresentazione di feticci legati all’universo infantile. Uno dei precursori, Maurizio Cattelan, ha indagato, in modo davvero imprevedibile, sul cortocircuito tra realtà e finzione e sullo slittamento dei codici visivi. Memori della sua lezione, i napoletani Piero Golia e Paolo Berardinelli si sono adoperati in azioni ludiche, grottesche e spettacolari, capaci di portare lo spettatore alla riflessione in modo leggero e affabile.
Luigi De Simone afferma di voler “prendersi cura” delle cose del mondo con un
Per questa mostra, relazionandosi con la realtà napoletana, l’artista ha costruito un grande cubo utilizzando la carta destinata al macero. Alta tre metri e larga tre, la scultura è aperta su un lato permettendo allo spettatore di entrare e girare a piacere per percepire l’odore e la consistenza della materia. Si può pensare alla grande
maya pacifico
mostra vista il 4 dicembre 2003
Aperta fino al 2 aprile la call per collettivi di sound e data art: una residenza a Genova, tra Palazzo…
Alla sua seconda partecipazione alla Biennale d'Arte di Venezia, Panama affronta i temi dello sradicamento e della sopravvivenza culturale, raccontando…
Il murales sulla Resistenza realizzato dallo street artist Igor Scalisi Palminteri per la scuola Gentili di Palermo divide Fratelli d’Italia…
Tra utopia e distopia, fino al 29 marzo, Spazio Berlendis presenta la prima edizione del Premio Berlendis, con una collettiva…
Dal soft power al soft laundering: un'analisi di come la cultura è diventata uno strumento di potere, tra diplomazia, reputazione…
Come nasce un mosaico pop? Nell’intervista, il duo registico Bendo ci racconta il progetto sviluppato con Fulminacci per l’identità visiva…
Visualizza commenti
Maurizio Cattelan, Piero Golia, Paolo Berardinelli, Luigi De Simone. Maya Pacifico.
HappyMeal : non ho capito !