Categorie: Attualità

Una bandiera rossa nel murales per la Resistenza: scoppia la polemica a Palermo

di - 2 Marzo 2026

Un murales dedicato alla Resistenza, sulla parete di una scuola pubblica: bastano le bandiere che raccontano l’evento storico, ad accendere una discussione che parte dai simboli e racconta molto altro. A Palermo, sulla facciata dell’Istituto comprensivo Alberico Gentili, l’opera Morti per la libertà di Igor Scalisi Palminteri è diventata oggetto di uno scontro politico, che va oltre l’arte pubblica e racconta di un conflitto ideologico in atto.

Il murale, realizzato sul muro perimetrale della scuola, raffigura i partigiani Pompeo Colajanni e Olema Righi. Accanto al tricolore italiano compare una bandiera rossa, elemento che ha suscitato le critiche della parlamentare di Fratelli d’Italia Carolina Varchi. «Desta molte perplessità la scelta di realizzare, sulla facciata di una scuola pubblica, un murales dove campeggia una bandiera rossa comunista», ha dichiarato, definendo l’opera «Propaganda comunista camuffata da ricordo della Resistenza». Secondo Varchi, se l’intento fosse stato esclusivamente quello di esaltare il ruolo degli antifascisti, «Sarebbe bastato esporre unicamente il tricolore simbolo che unisce tutti». La parlamentare ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara per chiarire «Se e a quali condizioni un’associazione politicamente connotata possa utilizzare la facciata di una scuola pubblica per veicolare messaggi chiaramente orientati».

Le dichiarazioni hanno trovato la replica della parlamentare regionale del Partito Democratico Valentina Chinnici, che ha parlato di «Pressioni inaccettabili» e di «Attacchi strumentali» contro un’iniziativa che richiama un patrimonio condiviso della storia nazionale. «Il governo regionale e il sindaco cosa pensano di questi attacchi?», ha chiesto Chinnici.

Al centro della vicenda c’è il lavoro di Igor Scalisi Palminteri, artista nato a Palermo nel 1973. A vent’anni entra nell’ordine dei frati cappuccini, esperienza che segnerà profondamente la sua sensibilità, prima di diplomarsi in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Dal 2018 sceglie di dedicarsi quasi esclusivamente agli interventi urbani, operando nelle periferie e dialogando con gli abitanti, in una pratica che intreccia estetica e responsabilità sociale. Ha animato laboratori con bambini e ragazzi a rischio di esclusione, collaborando con scuole e servizi sociali.

Tra i vari progetti figurano Cartoline da Ballarò (2018), esperienza collettiva nel quartiere palermitano documentata anche da Netflix, Sangu e Latti allo Sperone, fino alla co-ideazione del progetto SPERONE167, che ha trasformato il quartiere in un laboratorio permanente di arte pubblica. Nel 2023 ha realizzato Nessuno resti solo al Parco Verde di Caivano e opere come Ti Rissi No, contro la violenza sulle donne.

A complicare il quadro è stata la modalità stessa dell’inaugurazione di Morti per la libertà. I cancelli della scuola erano chiusi e non vi è stata una partecipazione strutturata degli alunni della scuola media, nonostante la presenza del sindaco di Palermo, Roberto Lagalla. Circostanza che ha suscitato il disappunto della FLC CGIL Sicilia e Palermo. «È stata una nota stonata trovare i cancelli della scuola sbarrati in un momento che avrebbe dovuto rappresentare una grande occasione di partecipazione collettiva e di educazione civica», hanno dichiarato Adriano Rizza e Fabio Cirino in una nota. Secondo i sindacalisti, sarebbe mancata un’organizzazione adeguata che consentisse il coinvolgimento attivo di studenti e docenti, anche a fronte della richiesta di rinvio avanzata dal dirigente scolastico Attilio Grisafi per concomitanti impegni professionali.

L’inaugurazione, già posticipata in precedenza per un’allerta meteo che aveva comportato la chiusura delle scuole, si è così svolta in forma ridotta. La FLC CGIL ha formalizzato la richiesta di organizzare un nuovo momento pubblico di condivisione con la comunità scolastica e la cittadinanza, sottolineando che «L’antifascismo è e rimane un patrimonio condiviso, fondamento della nostra Costituzione e della nostra democrazia».

A prescindere dalle opinioni, sono da considerare i fatti. Nato a Caltanissetta nel 1906 e morto a Palermo nel 1987, Pompeo Colajanni fu uno dei protagonisti della Resistenza italiana e una figura storica del Partito Comunista Italiano. Antifascista e militante del PCI clandestino già negli anni Venti e Trenta, dopo l’8 settembre 1943 entrò nelle formazioni partigiane piemontesi, assumendo il nome di battaglia “Nicola Barbato”. Divenne comandante delle Brigate Garibaldi della Valle Po e poi responsabile dell’VIII Zona partigiana del Piemonte, svolgendo un ruolo decisivo nella liberazione di Torino nell’aprile 1945. Nel dopoguerra fu sottosegretario alla Difesa nei governi Parri e De Gasperi, dirigente comunista, membro del Comitato Centrale del PCI e consigliere nazionale dell’ANPI.

Un percorso simile per Olema Righi, morta a Carpi nel 2013, partigiana attiva nella Resistenza modenese con il nome di battaglia “Wanda”. Cresciuta in una famiglia antifascista, entrò giovanissima nella lotta clandestina, svolgendo il ruolo di staffetta e trasportando armi tra i paesi della provincia con una bicicletta modificata dal padre. Dopo la guerra aderì all’Unione Donne Italiane, al Partito Comunista Italiano e all’ANPI, proseguendo l’impegno politico e sindacale. La sua vicenda incarna il contributo delle donne alla Resistenza e alla costruzione della democrazia repubblicana.

Il caso palermitano riporta in primo piano una questione ricorrente nell’arte pubblica: fino a che punto un’immagine collocata su un edificio scolastico possa essere interpretata come strumento educativo o come messaggio politico. La Resistenza e l’antifascismo, evocati attraverso i volti dei partigiani e i simboli – che sono anche politici – che l’hanno accompagnata, è parte della storia costituzionale italiana ma continua a essere terreno di tensioni e di riletture strumentali, nell’attuale clima politico.

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