Può il sistema del trasporto pubblico far da volano per la crescita e lo sviluppo del territorio? Quanto possono contare l’efficienza e la capillarità della rete nella riqualificazione sociale di un territorio difficile come quello napoletano? È questa la sfida cruciale che le amministrazioni locali della Campania hanno affrontato nell’avviare, ormai da diversi anni, il titanico programma di riqualificazione e ammodernamento del sistema infrastrutturale, con particolare attenzione alla congestionata situazione del capoluogo e del suo intricato hinterland.
Realizzata da Regione Campania e Comune di Napoli con Ente Autonomo Volturno, M.n. Metropolitana di Napoli, Ansaldo trasporti Sistemi ferroviari, la mostra, curata da Benedetto Gravagnuolo e Alessandro Mendini, dà conto di questo ambizioso programma con l’esposizione di plastici, disegni e supporti audiovisivi, e racconta la filosofia dell’intero intervento, illustrando i piani di sviluppo del sistema integrato dei trasporti in corso di realizzazione.
I progetti delle nuove stazioni si pongono in continuità, fisica e ideologica, con la tanto discussa e ammirata “metropolitana dell’arte”, l’operazione svoltasi sotto l’abile regia di Achille Bonito Oliva e che ha introdotto a Napoli il concetto di museo obbligatorio facendone un caso mondiale.
La mostra pone soprattutto l’accento sulla qualità architettonica delle stazioni realizzate e di quelle in progress. I progetti portano infatti la firma di nomi del calibro di Eisenman, Kollhoff, Perrault, Botta, Rogers, Tusquet, Podrecca, Fuksas, Siza e Souto de Moura, oltre che dei napoletani Loris Rossi, Pagliara e Siola e del partenopeo-parigino Silvio d’Ascia. Ad ogni autore è stata affidata la progettazione sia della stazione che degli spazi circostanti: piazze, strade, verde e arredo urbano.
Di particolare interesse i progetti di Boris Podrecca per la stazione ipogea di San Pasquale, di Siola per Chiaia, con un intelligente sistema di accessi a più quote, di Siza e Souto de Moura per Piazza Municipio. Caratterizzato, quest’ultimo, oltre che dall’usuale rigore linguistico dei due maestri portoghesi, da un’intelligente ricucitura fisica tra la piazza ed il porto antistante.
Silvio d’Ascia, poi, riveste la stazione di Montesanto con una nuova pelle vitrea, mentre Oscar Tusquets Blanca a Via Toledo immagina un nuovo salotto urbano all’aperto con piramidi esagonali ispirate ai capirotes della Settimana Santa. Massimiliano Fuksas, nel suo progetto per la stazione Duomo, immagina dei lucernari tronco-conici che consentano di osservare i magnifici reperti archeologici scoperti durante lo scavo, mentre Anish Kapoor e Future System a Monte S. Angelo inventano una grande bocca d’acciaio che accoglie il viaggiatore e lo accompagna nel sottosuolo. E per finire l’immancabile Zaha Hadid, con la sua stazione della ferrovia Alta Velocità di Afragola, su cui si accende il dibattito: una nuova porta per Napoli o un’ennesima cattedrale nel deserto?
Per i progetti delle nuove stazioni ci si è affidati dunque a nomi altisonanti, ma l’assoluta mancanza di un preventivo dibattito locale e, soprattutto, di specifici concorsi di progettazione, è da registrarsi come un grave segnale. L’atteggiamento dirigista che ha caratterizzato le assegnazioni degli incarichi di progettazione, infatti, va nella direzione opposta a quella auspicata nel dibattito corrente sullo sviluppo della qualità dell’architettura.
Ottime le intenzioni, buoni, si spera, i risultati, ma discutibili le procedure, dunque, per questa che resta, comunque, una delle più grandi opere infrastrutturali attualmente in corso di realizzazione.
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andrea nastri
mostra visitata il 5 gennaio 2007
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In genere ci si lamenta dell'atteggiamento dirigista quando a lavorare sono il figlio del cugino del nipote dell'amministratore locale con dei pessimi progetti... ma devo dire che tuttosommato, in questo caso, non sia andata male e che a Venezia si sia fatta anche una porca figura, con questa mostra.
Per quanto riguarda il dibattito... non so se c'è qualcosa da dibattere per progetti come quello di Kapoor, è ovvio che di spunti di dialettica se ne vogliano dare piuttosto pochi... criticare per questo sarebbe poco efficace.
Il dibattito va bene, ma si sappia che il dibattito (e certa democrazia) tagliano irriediabilmente le gambe ad una certa architettura spianando la strada a quella da banale studio professionale.