Autore, fin dagli anni Settanta, di opere sempre in bilico tra body art e ricerche simboliste, Michele Zaza (nato a Molfetta, in Puglia, nel 1948) identifica l’arte con il sogno. Negli spazi della galleria partenopea, un’unica installazione composta da sei grandi fotografie del ciclo intitolato Corpo segreto. In esse si ritrovano alcuni elementi cari all’artista: la sua figura che si ripete in maniera ossessiva; le molliche di pane misteriosamente sospese nel vuoto; la scena fotografica pervasa da un’atmosfera immobile e silenziosa. L’associazione logica delle cose che ora non è più.
Zaza ingloba nelle sue opere -nel modo più bizzarro- oggetti d’uso quotidiano come la mollica, l’ovatta, un cuscino, una scarpa, sovrapponendoli al “ritratto di se stesso”.
La sua fotografia rappresenta, nel senso teatrale del termine. Il corpo, infatti, sembra posto al centro di un’immaginaria ribalta. La luce è artificiale, illumina da destra, s’indirizza sul protagonista, come in una messinscena. La teatralizzazione dell’arte fotografica sembra così essere una delle chiavi di lettura della ricerca dell’artista pugliese. Una ricerca basata su ambientazioni essenziali e ottenuta limitando a pochissime mosse la parte narrata. Uno stile che quasi riecheggia forme moderne del teatro cinese antico. In ogni caso, nient’alto all’infuori del proprio corpo.
Ripetuto serialmente, in una sequenza ordinata d’immagini che seguono movimenti discreti. Il protagonista si presenta frontale, un po’ inclinato, ingrandito e isolato. Con il viso quasi nascosto nell’atto di stringere a sé il cuscino. L’azzurro intenso dell’incarnato e il rosso violaceo delle braccia spiccano facendolo risaltare dal fondo. Come una figura mistica.
marianna agliottone
mostra visitata il 2 novembre 2005
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Davvero ??? mi sa che hai bisogno di una visita dall'oculista.
finalmente una galleria che da oltre un anno propone solo artisti di qualità
Ma sto posto è ancora aperto?
Se scomparisse nessuno ne sentirebbe la mancanza!
ah, secondo me tinoavellino s'è sbagliato di galleria! cioé, magari gli artisti sono pure "nomi", ma le mostre sono davvero deboli... cioé, non sono mostre...
E si vede, mostre fatte con opere prestate di qua e di là. E questa sarebbe una galleria?? semmai è una "dependance"