Sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica, venerdì 21 Dicembre, alla presenza del sottosegretario ai Beni Culturali, l’onorevole Vittorio Sgarbi, ha aperto i battenti la seconda tappa della mostra: “Giovanni Lanfranco: barocco in luce” nella suggestiva sede di Castel Sant’Elmo di Napoli. La sede espositiva accoglie in modo egregio i cento quadri della mostra,
Operò a Napoli mentre erano attivi Falcone, De Ribera, il pittore dell’annuncio dei pastori; lavorò anche nell’ormai scomparsa cattedrale della cittadina flegrea, ne è testimonianza in mostra Lo sbarco di San Paolo a Pozzuoli. L’evento napoletano si avvale anche delle cinque pale d’altare dei S.S. Apostoli, restaurate anche grazie a quest’occasione espositiva. E il giorno prima dall’apertura, il soprintendente Nicola Spinosa, ha portato a segno un’altra conquista: è esposto San Pietro e San Gennaro presentano il Cardinale Ascanio
Una mostra che non si esaurisce con la visione delle tele di Lanfranco, ma prosegue per la città:
la cupola del Gesù Nuovo, la volta e le lunette della chiesa della Certosa di San Martino, la tribuna e l’abside della Chiesa dei SS. Apostoli, la cupola della cappella del Tesoro in Duomo, lavori che gli vennero affidati, avendo ben presente le sue strepitose capacità decorative.
E facile unirsi al consiglio del soprintendente Nicola Spinosa, e invitarvi a completare la conoscenza di Lanfranco anche attraverso le opere parietali napoletane.
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Opera omnia Lanfranco archivio artbank
Carolina Guadagni
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Una mostra stupenda ed un commento che davvero coglie nel segno! Mi raccomando, sempre così, attenti a quello che di bello succede nella nostra città!
Seguo attentamente le vostre informazioni sugli eventi in città e ne sono sempre entusiasta.Complimenti!
Very nice,
peccato che questi restauri ormai siano delle pure invenzioni, come le storie che si imbastiscono per venderli.
Questa è pura fiction.
Con Sgarbi poi è diventata arte contemporanea all'italiana.
Tra qualche anno l'Italietta statale si accorgerà di quanto è restata indietro, rispetto al concetto stesso di arte contemporanea.