Una lodevole iniziativa che parte dalla provincia italiana, luogo strano, dove convivono ignoranza ed cultura, opulenza e fame e dove si è consumata tre anni fa (5 maggio 1998) una catastrofe umana e ambientale.
L’ideatore della mostra Enrico Terlizzi all’epoca dei fatti era in quelle zone ed in seguito all’accaduto si è fatto carico di raccogliere una testimonianza di solidarietà che puntualmente è venuta da tutto il mondo
artistico. In effetti tra i nomi presenti alla mostra ve ne sono di veramente importanti: Carla Accardi, Pablo Echaurren, RenatoBarisani, Ernesto Treccani, Daniele e Omar Galliani, Tatafiore, Marco Lodola per citarne alcuni e nella sezione fotografica Botto e Bruno, Mimmo Jodice e Francesco Bruno oltre a testi presenti nel catalogo di Gillo Dorfles, Fabrizia Ramondino e tanti altri ancora.
All’interno del Salone dei Marmi i contributi artistici sono divisi in sezioni, ma credo che la divisione sia solo funzionale e dovuta al gran numero di opere poiché essendo il tema di riferimento semplice e chiaro si riesce a spaziare tra i disegni con grande facilità , creando a volte anche comparazioni e collegamenti trasversali all’iter stabilito.
La mostra è godibile e visti i requisiti speriamo sinceramente che nei prossimi mesi si riuscirà a vederla anche in altre città , a partire da Napoli e Salerno.
L’apporto dato dagli artisti non è di circostanza e alcune opere lasciano subito una traccia; colpisce ad esempio l’essenzialità geniale di Mimmo Paladino(nella foto), la semplicità dei colori e delle forme di Ernesto Tatafiore(nella foto), l’umanità infranta di Umberto Manzo, oppure
il vortice inesorabile del taiwanese Chin Hsiao, ma la mia preferita è un disegno(nella foto) realizzato da Emilio Tadini che ritrae due figure fiabesche che giocando si librano in volo quasi ad invitarci a fuggire in un sogno ideale, forse per dirci che il problema oggi è troppo grande ed soprattutto insolubile per l’arte.
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