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fino al 26.VI.2005 | La Passione secondo de Chirico | Napoli, Complesso Monumentale di Santa Chiara

di - 16 Maggio 2005

Se ci si domanda, oggi come oggi, quale sia il senso dell’arte, la questione si frange immediatamente in infiniti rivoli, che trascinano lontano, in un altrove che non saremo mai in grado di cogliere fino in fondo. Eppure proprio questo altrove sembra essere lo spazio più opportuno in cui l’esperienza artistica possa vivere, la dimora più stabile in cui essa abbia vissuto da sempre. Quando nel 1910, Giorgio de Chirico (1888-1978) dipinge L’enigma di un pomeriggio d’autunno, forse per la prima volta nella storia dell’arte occidentale tutto ciò è apparso all’evidenza dell’essere. L’arte si configura così come esperienza mistica che s’apre all’immobilità del tutto, privato della presenza umana. L’esperienza artistica si mostra esperienza sacrale, come saggezza di un’insondabile ulteriorità. La sua logica si scatena all’impossibilità, che però non spinge alla fede, ma al silenzio.
Ecco allora che, al limite di un orizzonte vago, l’artista s’impossessa dell’estrema missione di rendere questo silenzio percepibile attraverso i colori e la tecnica. Questo destino vaticinatorio sembra essere stato inscritto nell’esistenza artistica di de Chirico fin dall’inizio. Nato a Volos in Grecia, il giovane Giorgio si forma copiando a matita calchi di sculture greche e romane. E’ forse a contatto con questi esempi che nasce il suo interesse per un’arte che si ponga come ricerca di una dimensione nuova del rappresentare, mai volto alla natura bensì all’essere. Decisivi, in questo senso, gli studi che egli compie sui testi di Nietzsche, Schopenauer e Weininger, che aprono la sua visione alla trascendenza del cosmo. Il compito è ormai chiaro: la pittura è metafisica.
L’intero percorso di de Chirico è votato all’analisi di quell’ulteriorità che apre al silenzio. Come egli stesso afferma, “l’arte è sempre sacra in senso generale anche quando tratta un soggetto pagano”. Tutto ciò emerge chiaramente in questa mostra napoletana curata da Achille Bonito Oliva. Il percorso espositivo, concentrato in tre sale, ripercorre i momenti fondamentali della produzione dechirichiana. La prima sala è dedicata all’analisi metafisica pura, che è già pienamente ricerca del sacro. Una piccola serie di dipinti espone la visione speculativa del “primo” de Chirico, in cui l’indagine sulla realtà passa attraverso alcune sostituzioni che tentano di esprimere in chiave pittorica l’altrove che vibra nel tutto: è la visione delle Piazze d’Italia, dei Manichini e degli Interni Metafisici. “C’è molto più mistero in una piazza fossilizzata nel chiarore di un meriggio che non nelle scienze occulte. La figura umana (e tutto ciò che è vitale), è un paravento che ci nasconde molte cose”, dichiarava in proposito lo stesso de Chirico.
Come dicevamo, però, il silenzio porta dietro di sé il demone del vuoto abissale, che si spalanca sotto gli occhi del metafisico. L’horror vacui che tale visione genera invoca la soluzione barocca dell’eccesso. Si apre così il periodo della ricerca coloristica, tanto disprezzata dai critici, ma estremamente coerente con il suo percorso intimo. Tale momento è racchiuso nelle opere della seconda sala, in cui spicca La caduta (1947), dove è evidente la fascinazione profonda di de Chirico per una nuova ispirazione formale ma anche per il tema religioso. Tale passione s’accentua e si sposta verso tecniche sempre diverse. Così la terza sala espone la serie di litografie dell’Apocalisse –in cui la sperimentazione tecnica trova ancora nuovi approfondimenti– che nella loro potenza espressiva, resa con un tratto ancora diverso rispetto alle opere “barocche”, mostrano l’irrequietezza e il genio inarrestabile di uno dei massimi artefici del Novecento.

Non esiste nel secolo scorso esperienza più intensa e profonda di quella di de Chirico, profeta dell’assoluto che come pochi ha saputo spalancare le profondità della propria anima per farne dono visibile alla meditazione dello spettatore, attuando continuamente quella sacra dialettica tra apparizione e disvelamento che è propria dell’esperienza artistica. Come afferma Achille Bonito Oliva, “nell’ arte non esiste miracolo fuori dalla possibilità di meritare l’evento desiderato. L’ apparizione del segno avviene dunque silenziosamente e progressivamente, come svelamento lento governato dalla adesione dell’artista al proprio immaginario”.

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massimiliano di leva
mostra visitata il 7 maggio 2005


La Passione secondo De Chirico – Complesso Monumentale di Santa Chiara – Via Santa Chiara 49c (80134) – Tel +39 0817971256 (info) tutti i giorni dalle 9,30 alle 18,30 – festivi dalle 9,30 alle 14 – ingresso libero

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  • Ho visto la mostra,inutile dire che la cornice della mostra è bellissima dato che il Chiostro maiolicato di Santa Chiara è di una bellezza che toglie il fiato, troppo tanto risultare stridente con la mostra ed, in un certo senso, schiacciarla.La mostra è all'ingresso del Chiostro ben collocata peraltro.Nella prima stanza c'è il De Chirico che definirei "classico", i dipinti esposti sono interessanti ma freddi, come se ci fosse una barriera di estrema razionalità o meglio cerebralità tra l'artista e colui che guarda che si sente poco coinvolto, avverte come un che di falso, di non sincero in queste opere.Nella seconda stanza ci sono le opere più strettamente attinenti alla passione..alcune sono scopiazzamenti da opere di altri, e che altri!, altre sono una rappresentazione della passione estremamente cupa.In esse non si avverte la scintilla del divino , la vita, la sofferenza vera.Anche queste per me, sono una pura esercitazione accademica, senza un reale coinvolgimento emotivo.Belli invece, all'uscita i ritratti di De Chirico e della moglie e la preghiera dell'artista.Da vedere più che altro per un fatto di cultura ecco

  • E' stato detto nell'articolo:
    Non esiste nel secolo scorso esperienza più intensa e profonda di quella di de Chirico...
    mi sembra una totale esagerazione che ancora una volta tende a esaltare de Chirico e va oltre quello che lo stesso ha dato.

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