A cavallo tra il declinante evo dell’arte e quello –trionfante- della comunicazione, l’importante non è più creare, ma ripetere con diligenza e divertimento linguaggi già canonizzati e consumati. È in questa elaborazione del tutto postmoderna (o postproduttiva, per dirla con Nicolas Bourriaud) ma niente affatto decadente, non viziosa ma giocosa, nel suo continuo fuggire dai generi, che va cercata l’originalità di questa mostra. Già il titolo –Fast Foot & Shoes– allude alla velocità con la quale viene consumato qualsiasi prodotto, sia esso cibo o spirito, food oppure Art. L’arte consacrata dai musei, costretti a seguire la moda e quindi fashion victims, Fast e quindi veloci nel proporre nuove tendenze, nuove leve, velocità a cui non ci si può sottrarre, a cui non si può sopravvivere se non sovvertendo completamente le regole. Linguaggio e realtà si annullano a vicenda, il gioco di parole del titolo crea un doppio senso spiazzante, un corto circuito del senso basato sulla parodia, sulla risoluzione per eccesso, sulla simulazione come pratica artificiale.
Ossessionato dal piede femminile, l’artista lo declina in tutte le immagini che la sua fantasia erotica gli suggerisce, lo moltiplica fino a fare del sesso qualcosa di grottesco e quindi di sovrabbondante. Aggiunge una dimensione allo spazio del sesso, lo rende più reale del reale e in questo modo lo priva di seduzione. È una visione che vuole andare oltre, una visione all’ennesima potenza, che nel suo eccesso di comunicazione rende tutto troppo vero, troppo vicino per essere vero: una pornografia della visione.
Non nuovo a questo tipo di provocazioni, per Santolo De Luca il mondo degli oggetti è un teatro fatto di elementi sospesi su uno sfondo senza tempo, inquietante.
Quasi volesse esternare la loro enigmaticità e la loro incomunicabilità in una realtà in cui trionfa l’immobilità e il silenzio. Ha privilegiato una pittura dal timbro lucido e freddo, adottando un realismo di matrice classica che gli permette di collocare la sua pratica all’interno della tradizione europea, non pop. In questo nuovo progetto, invece, ha utilizzato una tecnica più immediata, più fruibile: nel passaggio dal disegno al libro su stampa serigrafia, nasce un oggetto in cui ogni pagina può essere un lavoro compiuto. Il bianco e nero del disegno sottrae l’immagine al suo stereotipo patinato, nella sua elaborazione tutto è artefatto, lo sfondo neutro erige a segni gli oggetti puri, isolati dal loro contesto di riferimento. I piedi femminili tutti calzati in tacchi a spillo vertiginosi e sandali incredibilmente sexy rappresentano l’ironia propria del costituirsi della donna come idolo o come oggetto sessuale. È il potere ironico dell’oggetto che la donna perde nel suo promuoversi a soggetto. In questo modo il messaggio acquista leggerezza, senza diventare superficiale ma trasformando la spossatezza e la noia del post-moderno in un gioco vitale.
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mostra visitata il 21 dicembre 2005
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assurdo,veramente assurdo