Napoli è diventata per Florian Hüttner un luogo da scoprire, come è stata per lui prima Monaco e poi Amburgo. Egli non sembra tanto interessato all’aspetto esteriore della città (alla sua conformazione urbanistica, ai suoi edifici), quanto a quei particolari nascosti e apparentemente di poco conto che ne denotano il genius loci ed il carettere indiscutibilmente unico.
Il sorriso di una persona, l’abbaio d’un cane, il tracciato d’un filo, l’alzato d’un palo, il grido d’un ragazzino, la superfice d’una pozzanghera sono alcuni esempi di particolari che attraggono la curiosità dell’artista e che guidano il suo girovagare in città. Più volte
Tanto è documentaristica la prima sala della galleria, tanto è estetica la seconda. L’attenzione è catturata da alcuni disegni di grandi dimensioni in (penna o pennarello) nero su carta bianca che ritraggono dal vero — e con grande dovizia di particolari — alcune aree naturali. “Ho visitato con molto interesse il bosco di Capodimonte, l’orto botanico e la Villa Floridiana”, dichiara l’artista attratto probabilmente dal modo in cui gli abitanti di una città riescano a manipolare, secondo i propri scopi e negli spazi a loro congeniali, anche gli elementi naturali. In questi disegni, infatti, ciò che appare particolarmente curiosa è la presenza di piccoli cartelli vicino agli alberi (probabilmente i pannelli espicativi dell’orto botanico), che non fanno altro che
In un angolo della stessa stanza due curiosissime fotografie. Sono immagini apparentemente nere, ma che ad una più attenta osservazione —lasciando che l’occhio colga le lievissime sfumature— si rivelano come scatti di paesaggi notturni. Queste due piccole foto sono il contraltare esatto dei grandi disegni: se in quest’ultimi ciò che attrae è la minuziosità del disegno, nelle due piccole foto ciò che incuriosisce è il mistero che nasconde l’infinita possibilità metonimica che si cela dietro quei pochi “segni” riconoscibili.
marco izzolino
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