Euphoric, Narcotic and pleasantly hallucinant. Il titolo pare un pezzo dei migliori Pink Floyd ed è, di primo acchito, in piena sintonia col personaggio. In superficie, Glen Rubsamen (Los Angeles, 1957) ha tutta l’aria ipervitaminica del “forever young” statunitense: gioviale, svagato quanto basta, fisicamente piazzato, sorriso smagliante e colorito della salute (d’altra parte, è o non è nato ad Hollywood?!). Turista non per caso, nel maggio del 2003 arriva a Napoli, parla con Alfonso Artiaco, ammira la Riviera di Chiaia e se ne va.
Dodici mesi più tardi, dopo aver svernato a Roma presso Valentina Bonomo, eccolo riaffacciarsi nella primavera meridionale con quattro grandi opere concepite appositamente per lo spazio di Piazza de’ Martiri. A onor del vero, a chi già lo conoscesse Rubsamen non rischia di regalare particolari sussulti, riproponendo anche stavolta profili scuri di alberi e lampioni che si stagliano contro l’aria che abbruna. Niente di nuovo sotto il sole, dunque, ma quanto “intenerisce il core” il sole che cede il passo alla notte imminente…
Romantico per sua stessa ammissione, questo americano a Colonia (da un po’ è tedesco d’adozione) ricrea con abbagli acrilici tramonti infuocati di struggente violenza, o cieli che trascolorano in strati d’azzurro sempre più cupo. Insomma -che si tratti di atmosfere australi o boreali poco importa- l’effetto è suggestivo, con Rubsamen pronto a catturare l’attimo fuggente del crepuscolo come se stesse scattando un’istantanea: fotografici sono infatti i tagli e le inquadrature – un corredo compositivo volto a condizionare la posizione dello spettatore – così come fotografica è la resa del controluce, accorgimento ereditato come peculiarità novecentesca.
Affascinato dal tema del viaggio, l’artista si rapporta alla realtà con lo sguardo del turista-collezionista di cartoline illustrate e con una modalità espressiva iperrealista solo per convenzione e perizia tecnica, giacché qui gli oggetti passano in secondo piano e protagonista diventa la luce. Una luce che Rubsamen vuole insolita, artificiale, intensa, malata. Di cosa? Di malinconia, si direbbe. Sensazione indefinita, lacerante, ineffabile. Romantica, in tutti i sensi.
anita pepe
mostra visitata il 13 maggio 2004
Fino al 15 febbraio, la Fondazione Vasarely ospita la prima grande retrospettiva dedicata a Claire Vasarely (1909–1990), artista e designer,…
La mostra personale di Erika Pellicci alla Galleria ME Vannucci di Pistoia, fino al 16 febbraio 2026, ritrae un’intimità in…
A Londra si guarda all’infanzia di un’icona globale: la casa di David Bowie a Bromley, nel sud di Londra, sarà…
360 bottiglie provenienti dallo stesso proprietario e pronte a passare di mano con una vendita live, da Sotheby's New York.…
Nell’ultimo film di Paolo Sorrentino, le vicende di un Presidente della Repubblica in cerca di leggerezza scorrono attraverso trame esistenziali,…
A Dongo esiste uno spazio espositivo e per residenze artistiche, dove mostre, opere e racconti inquietanti si intrecciano: lo visitiamo…
Visualizza commenti
I dipinti di Rubsamen sono meglio in foto che dal vero...