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fino al 29.II.2004 | Richard Serra – Naples | Napoli, Piazza del Plebiscito

di - 22 Dicembre 2003

“Naples” (questo il nome dell’opera) ha delle dimensioni davvero considerevoli per una scultura; nonostante ciò occupa soltanto una porzione piccola dello spazio di Piazza del Plebiscito. Sembra quasi esserne divorata, immersa nel gigantesco perimetro della piazza. Richard Serra ha scelto (ma qualcuno ha malignato che ci siano stati problemi organizzativi o di budget) di intervenire con discrezione, senza alterare la coerenza stilistica degli edifici: i colori e la forma dell’installazione, infatti, sembrano sottolineare e riprendere con lievità quelli dell’intera piazza. Un’alta parete d’acciaio ossidato, chiudendosi su se stessa, si flette in direzioni opposte, creando un contrasto apparente con il colonnato di San Francesco di Paola.
Chi si sofferma nella piazza e ne osserva attentamente gli edifici, si accorge però che la loro particolarità è quella di rendere armonico e regolare uno spazio aperto, inserito all’interno di un contesto urbanistico assolutamente caotico. La scultura di Serra ha la capacità mettere in evidenza questa caratteristica tipica dell’architettura della piazza.
Il tipo d’interazione che “Naples” esercita sul pubblico sembra ricordare “La montagna di sale” di Mimmo Paladino del 1995. Come quest’ultima, l’opera di Serra entra in rapporto diretto con la curiosità dei cittadini che si avvicinano alla scultura, alla misteriosa astronave arrugginita, alla collina di metallo. Viene considerata un oggetto, inteso in senso funzionale: il pubblico vi vede un contenitore, un recinto che contiene qualcosa d’altro, piuttosto che un’opera “finita”, così come nell’installazione di Paladino vedeva un grande deposito (di sale) cui attingere piuttosto che una grande opera d’arte ambientale.
Chiedendosi cosa sia, se vi possano entrare e da quale parte, se nasconda qualcosa, i napoletani vi s’intrufoleranno, non appena vedranno uscire altre persone dallo stretto corridoio d’accesso e constateranno, alla fine del percorso, forse con delusione, forse soltanto con sorpresa, che il vortice non contiene altro che se stesso.
La grande scultura, al centro della piazza più importante della città, appare come un gigantesco ritratto di Napoli. Essa è un microcosmo che è metafora dell’intera città: “Naples” non contiene altro che “Naples”, tutto ciò che vi accede entra a far parte di “Naples”.


marco izzolino




[exibart]

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  • Bhà roba da matti...
    Inizio col salire per le scale...
    Brutture da ragazzi d'Accademia...
    Opere d'arte, qualcuno le chiamerebbe così...
    Fatte mettere giusto per rendere più accogliente l'arrivo del grande artista...
    Bhà, chissà Serra cosa avrà pensato vedendole...
    Ma del resto alla Biennale si vede di peggio, o no?...
    L'incontro è avvenuto all'interno del teatro dell'Accademia...
    Entro in teatro...
    Tutti in silenzio a guardare un documentario muto...
    Per fortuna con sottotitoli in italiano...
    Non so se il documentario fosse in origine così privo di audio, ma comunque...
    Finisce il documentario e Serra si mostra interessato a conversare con i giovani studenti d'Accademia...
    Ma per sua disgrazia si trova dinanzi un vecchio rinco che gli dice di essere un uomo senza storia...
    E caccia fuori Borromini e boiate del genere...
    Serra cerca di spiegare le sue teorie disegnando sulla lavagna ma tipo per venti secondi va via la luce...
    Il vecchio rinco riprende ad accusare Serra di non essere un valido artista e cose del genere...
    Serra inizia ad incazzarsi e a spezzare il gesso contro la lavagna, dichiara d'essersi offeso...
    Si da la possibilità a qualche altro di fare qualche altra domanda ma ormai il grande artista è furente, liquida con due tre parole l'intero pubblico e se ne va...
    Ed io fra me e me penso "Beh passa il tempo ma st'Accademia rimane sempre uno spasso..."...
    Certo che è suscettibile però l'artista, eh?!!...
    A me il vecchio rinco dava fastidio solo perchè mi sembrava uno schizzoide esagerato...
    Pare strano che invece l'artista gli abbia dato così tanta importanza...

  • il disorientamento è l'unico mezzo adeguato per catalizzare l'attenzione di un napoletano, distratto dagli impegni caotici della città su un momento di riflessione,che abbia come spunto una fetta di volta celeste.E' sconcertante la dimensione quasi metafisica in cui una costruzione così semplice può far trovare chiunque si trovi nel cuore di uno dei luoghi più rappresentativi di Napoli.
    La banalità dell'articolo sopra scritto induce a riflettere su quanta poca attenzione si presti all'arte contemporanea.

  • Si il provocatore "accademico" a finale non era nient'altro che il prof. Capasso docente all'Accademia di Belle arti di Napoli della cattedra di scultura. Noto provocatore perdigiorno della città di Napoli...

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