Canne di bambù ricoperte da resina e asfalto. E frammenti del globo terrestre, smembrati e riassemblati in modo del tutto casuale. È una delle installazioni di Enzo Distinto (Napoli, 1965), Una fragile terra sorretta da giunchi mi permette di percorrerla senza sosta, pregna di rimandi filosofici e sociali nel titolo quanto nella forma. Basti pensare a Pascal e alla sua celebre affermazione “l’uomo è una canna pensante”. Anche nell’opera di Distinto l’accento è posto sulla fragilità dell’esistenza in contrasto con la forza dell’attività intellettuale. I materiali stessi mettono in scena il dissidio tra effimero e immortale, giocando sul contrasto tra la leggerezza della canna e la solidità dell’asfalto. Ma c’è di più. Il globo dissolto in tanti piccoli frammenti, geograficamente irriconoscibili, parla di un’universalità ricomposta, con la perdita di tutti i confini politici stabiliti dall’uomo. Un mondo nuovo dove le barriere di sempre sono annullate. E dove pezzi di continenti sono capovolti o “trafitti” dagli stessi giunchi, secondo un procedimento che ricorda da vicino le Italie di Luciano Fabro. Comincia a farsi strada la convinzione che, più che a Pascal, il riferimento sia alla filosofia di Hobbes. E l’opera Public Play diviene emblematica a questo proposito. Cani di razza diversa, in bilico su una sfera che emula quella terrestre, si contendono a suon di sguardi un unico osso dorato, magnetico. Di nuovo si ripete uno schema circolare spezzato dall’elemento centrale, che rompe anche la scura monocromia. L’elemento animale diviene metafora della condizione umana, secondo il principio hobbesiano dell’Homo homini lupus. E il continuo ricorrere al planisfero diviene indice di una condizione globale e globalizzata, sulla quale aleggia un senso di impotenza, aggravata da politiche di tacito assenso.
In linea con queste tematiche anche le due immagini ottenute con procedimenti off-camera, secondo il metodo già sperimentato da Man Ray nei suoi rayogrammes. In entrambe fa da sfondo il globo terrestre, leggibile in filigrana grazie ad una serie di filamenti biancastri. Sciamanesimo mostra un uomo che, come dice l’artista, è dilaniato dalla natura, incarnata da cavalli. In Usura ad affrontarsi sono due eserciti di soldatini, in conflitto tra loro ma speculari nei gesti, segno che la guerra è sempre guerra, non importa chi la fa. Ciò che emerge dalla lettura globale di questi lavori è un interesse verso il sociale che si risolve in opere dall’impatto non immediato, ma di certo efficace. Senza scadere in una sterile retorica.
Così anche le diciotto bottiglie dell’opera Alfabeto esistenziale, disposte secondo un modello estetico che concretizza le nature morte di Giorgio Morandi, si fanno simbolo di ciò che occorre per la sopravvivenza. Da un lato il bisogno fisico dell’abbeverarsi, dall’altro le componenti essenziali della vita, richiamate con scritte colorate che illuminano le bottiglie stesse.
Violence, sexuality, dreams. C’è ancora spazio per i sogni. Anche in un mondo grigio asfalto.
alessandra troncone
mostra visitata il 16 febbraio 2007
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