È sicuramente uno degli eventi più attesi della primavera napoletana, la mostra Napoli ai tempi di Masaniello dedicata a Micco Spadaro. La Soprintendenza Speciale per il Polo Museale di Napoli ha inaugurato così, nella splendida cornice della certosa di San Martino, dove l’artista operò per circa vent’anni, una nuova pagina della sua storia, tesa ad approfondire e a diffondere la conoscenza della pittura del Seicento partenopeo attraverso uno dei suoi più vivaci rappresentanti.
Appassionato cronista degli eventi storici del suo tempo e splendido paesaggista, Domenico Gargiulo (1609 – 1675) detto Spadaro con riferimento al mestiere del padre, si formò nella bottega di Aniello Falcone dove ebbe modo di frequentare i giovani artisti di allora tra cui Salvator Rosa e di entrare in contatto con le stampe dell’incisore Jacques Callot, da cui derivano alcuni particolari tipici della sua pittura come le figure allungate e le composizioni affollate. Ma più di ogni altra fu fondamentale l’amicizia con l’artista bergamasco Viviano Codazzi con il quale intrecciò tra il 1634 e il 1647 una fitta collaborazione. Nel 1638 lo troviamo nelle stanze della Certosa di San Martino dove i Monaci lo chiamarono a decorare il Coro dei Frati Conversi e poi a partire dal 1642 alcuni ambienti dell’appartamento del Priore.
Grazie ad un allestimento che si snoda in tre sezioni lungo il complesso della Certosa di San Martino, la personalità e le peculiarità dell’arte di Micco Spadaro, insieme alle opere di quegli artisti che ne influenzarono la carriera, risultano facilmente leggibili.
Si prosegue negli ambienti del Quarto del Priore; qui, accanto agli splendidi affreschi che lo stesso Micco Spadaro realizzò, è possibile ammirare le opere eseguite in collaborazione con il Codazzi tra cui l’Adorazione dei pastori della Sarah Campbell Blaffer Foundation di Huston e la Villa con portico e baldacchino del Museo di Capodimonte di Napoli. Si fa strada già in queste tele l’elemento protagonista delle successive opere di Spadaro: un’umanità che brulica e popola le architetture, gli archi, le strade.
L’ultima sezione denominata Immagini e memorie della città, raccoglie le opere attraverso le quali Micco descrisse, con straordinaria abilità narrativa, gli episodi più drammatici della storia napoletana. Dipinte per nobili famiglie partenopee sono tre emblematiche tele: L’eruzione del Vesuvio del 1631, la Rivolta di Masaniello del 1647 e il Largo Mercatello durante la peste del 1656.
Viva è la partecipazione dell’artista agli eventi narrati, così come l’attenzione ad ogni minimo dettaglio di vita quotidiana è inquadrato, focalizzato e fotografato con incredibile fedeltà e scorrevolezza narrativa.
Ma la mostra non è solo un omaggio alla pittura napoletana del Seicento; la scelta della Certosa di San Martino come sfondo alla brillante e luminosa Napoli di Micco Spadaro significa restituire alla città un meraviglioso spazio espositivo e museale.
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ilaria santucci
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