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fino al 31.VII.2009 | …Wondering Where the ducks Went… | Salerno, Tiziana Di Caro

di - 1 Luglio 2009
Leggendo alcuni libri, ascoltando canzoni o guardando certi film, non si può far a meno di constatare (forse con una certa ingenuità) che, nonostante lo scorrere del tempo e l’inarrestabile progresso tecnologico, i disagi dell’animo umano sono sempre gli stessi. Cambiano i modi d’esprimerli, ma le questioni restano pressoché immutate. Negli anni ’50, un giovane adolescente si domandava “where the ducks went”.
Spunto della collettiva, i sei artisti, attraverso media diversi, si pongono – e pongono – semplici quesiti. “If the color black runs out with where will the stars live?”; se scompare il giallo, il bianco o il verde, si potrà fare il pane, come potranno le nuvole fare la neve o le vacche mangiare? È ciò che si domanda Katia Loher attraverso l’installazione di un grosso pallone sospeso al soffitto, su cui una videoproiezione fa muovere delle figurine con in mano una palla. Viste dall’alto, come tante formichine, formano le lettere delle parole delle diverse domande.
La spersonalizzazione del manufatto attraverso la produzione seriale è invece la ricerca di Pierfrancesco Solimene. Realizzati con la tecnica del colombino ingobbiato – da qui quel senso di crudo – e accuratamente disposti in file ordinate, gli undici catini, nella forma archetipica dei contenitori usati dall’uomo fin dall’alba dei tempi, sembrano prodotti industrialmente, mentre nessuno è identico all’altro.

Così come nessuna delle cucce per cani di Rosario Vicidomini è identica all’altra. I trentadue piccoli disegni, risultato di un minuzioso monitoraggio del territorio, hanno il curioso merito di render evidente come la fantasia dell’uomo si sbizzarrisca nell’eterno tentativo di umanizzare l’animale e di come la varietà possa, invece, sbocciare all’interno delle asettiche periferie, dominate da un’architettura impersonale e disumana. E l’uomo perde infatti la propria umanità quando usa (o, meglio, non usa) il cervello. Che, nel disegno di Luisa Rabbia, è portato a spasso come un comune accessorio.
Umanità che viene completamente smarrita in quello che è per antonomasia il simbolo della stupidità e della crudeltà: la guerra. Il desiderio di abbattere l’indifferenza alle sue mostruosità è l’invito di Zoulikha Bouabdellah. I suoi ricami dorati evocano le vignette del cinema muto. Con il loro lapidario Silence, scritto in entrambi i versi (destra-sinistra e sinistra-destra, ovvero nel sistema occidentale e orientale), afferma che l’integrazione può portare a una comprensione delle culture, unica via per la pace e la coabitazione.

Conclude il percorso il video di Damir Očko. Surreale, con picchi di puro romanticismo, l’artista fa muovere i suoi uomini, simili ad alieni, all’interno dell’abbandonato University Hospital, costruito a Zagabria negli anni ‘80 (all’indomani del risveglio dopo la morte di Tito e alla vigilia della guerra dei Balcani) e mai portato a termine. Simbolo del desiderio di rinascita e allo stesso tempo di una totale disfatta, i personaggi si muovono all’interno di questo colosso architettonico, nella speranza di un novello Salvatore in grado di risvegliare le loro anime, sulle note di uno stridulo corno di fronte a un infuocato tramonto.

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mostra visitata il 23 maggio 2009


dal 23 maggio al 31 luglio 2009
…Wondering Where the ducks Went…
a cura di Simona Brunetti
Galleria Tiziana Di Caro
Via delle Botteghelle, 55 (centro storico) – 84121 Salerno
Orario: da lunedì a venerdì ore 15.30-20.30 o su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel. +39 089 9953141; fax +39 089 9953142; info@tizianadicaro.it; www.tizianadicaro.it

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