Attilio Melo, Soho. Courtesy Galleria Ponte Rosso
La figlia Paola, con la Galleria Ponte Rosso, desidera ricordare con questa mostra il padre Attilio Melo (1917, Padova – 2012, Milano) a dieci anni dalla scomparsa. In esposizione venti opere realizzate dall’artista dagli anni ‘60 al 2000. Dipinti dedicati in prevalenza a paesaggi e marine, nonché a Venezia, Milano, Londra, Parigi, oltre ad alcuni ritratti testimoni di quella parte dell’attività artistica che lo ha reso noto a livello nazionale e internazionale.
«Attilio Melo, classe di ferro 1917, – scriveva Beppe Severgnini a settembre 2022 – soggiornava spesso a Londra e Parigi negli anni Settanta. Della capitale inglese era innamorato. Lavorava in un sottotetto di Glendower Place, a South Kensington. A poca distanza dipingeva Francis Bacon, che apprezzava il collega italiano. Melo, allevato tra le tinte dei pittori veneti, amava i colori dei pub, dei negozi, delle facciate inglesi. I colori urbani, a Londra, sono una prova d’orgoglio contro il grigio del cielo. Sono sorrisi inattesi, e commuovono».
«A Milano, – prosegue il testo – Melo si dedicava al ritratto, una specialità in cui aveva pochi rivali: avevano posato per lui Alcide De Gasperi, Giovanni Gronchi. Nel mondo dello spettacolo, della musica e del teatro Ingrid Bergman, Frank Sinatra, Sophia Loren, Vittorio Gassman, Valentina Cortese. I ritratti di Giorgio Strelher e Rudolf Nureyev oggi si trovano al Museo Teatrale della Scala, quello di Arturo Toscanini alla Filarmonica di Los Angeles. Perché, allora, dipingere case e negozi?
Perché un artista fa quello che sente, non quello che deve. E neppure quello che gli conviene. Se vuole dipingere un’automobile parcheggiata, o un black cab che si avvicina a un incrocio, lo fa. Riesce a vedere la bellezza dove non è ovvia, e ce la offre. Una strada di case uguali, vista da un incrocio. Un arco, uno scooter, una cabina del telefono.
Ho cominciato a frequentare Londra nel 1972, non ho mai smesso. Ci ho vissuto, ci ho lavorato in italiano e in inglese, ci ho scritto libri. Ho imparato le regole esoteriche del Reform Club e la magia di un piccolo ristorante greco illuminato la sera. Le mie conoscenze artistiche sono limitate, lo so; ma la mia competenza inglese è impeccabile. Ritrarre le città è difficile, riprodurre Londra quasi impossibile. Se dico che Attilio Melo ci è riuscito, dovete credermi».
«Attilio Melo, veneto, ma milanese di adozione, nasce a Padova nel 1917 da una famiglia veneziana di artisti. Inizia a dedicarsi alla pittura fin da giovanissimo sotto la guida del padre Mario, apprezzato affreschista e studioso di Tiepolo e Guardi. A Milano frequenta l’Accademia di Brera dove ha come maestri Carpi e Palanti. Nel suo percorso artistico ha sempre alternato il lavoro di ritrattista con l’attività di paesaggista.
Ha eseguito ritratti di gente comune e straordinaria e ha dedicato al paesaggio lunghi soggiorni in Italia e all’estero, spesso dipingendo “en plein air” le atmosfere di Milano, Venezia (sua terra d’origine e di ispirazione pittorica), Londra, Parigi, Bretagna, Normandia e New York.
Cittadino benemerito di Milano, qui si è spento il 6 agosto 2012. È sepolto al Cimitero Monumentale nel cui Famedio è iscritto fra i personaggi illustri», ha ricordato la galleria.
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