Categorie: Opening

Bruno Munari al Plart di Napoli

di - 28 Novembre 2018
La mostra che si inaugura oggi al Museo Plart di Napoli è dedicata a Bruno Munari (Milano, 1907-1998), designer, scrittore, uno dei massimi protagonisti dell’arte programmata e cinetica. Munari è autore di una ricerca multiforme che, al di là di ogni categorizzazione, definisce la figura di un intellettuale che ha interpretato le sfide estetiche del Novecento italiano, esplorando la relazione fra le discipline e l’interscambio fra il concetto di opera e quello di prodotto, fra forma e funzione. A Marcello Francolini, co-curatore del progetto espositivo insieme a Miroslava Hajek, abbiamo rivolto alcune domande per un’anteprima ai nostri lettori.
Dottor Francolini, la mostra che presentate oggi pomeriggio al Plart analizza un aspetto in particolare e uno specifico corpo di lavori di Munari. Quali? E perché questa scelta curatoriale?
«L’aspetto, nel particolare, riguarda il processo di uscita dalla bidimensionalità della tela per gettare la composizione nello spazio reale, ovvero la smaterializzazione dell’opera d’arte attraverso la luce e il tempo. Conobbi per la prima volta Miroslava Hajek al Convegno Internazionale di Studi sul Futurismo tenutosi nel 2012 al centro Ezra Pound di Roma. Lì vidi per la prima volta le Proiezioni Polarizzate di Bruno Munari. Era chiaro, anzi lampante, che quelle opere erano la diretta prosecuzione del progetto futurista della Ricostruzione dell’Universo. La rappresentazione del movimento diveniva rappresentazione in movimento. Alla singola immagine Munari applicava il tempo, trasformando così la composizione da statica a dinamica, aprendo la strada a un’estetica poliespressiva che, solo nel XXI secolo, diverrà evidente della nuova società 2.0».
La fondazione Plart ha svolto un accurato lavoro scientifico di digitalizzazione sulla complessa e variegata produzione di Munari delle proiezioni dirette e quelle polarizzate. Ce ne vuole parlare più nel dettaglio?
«La digitalizzazione ha rappresentato un po’ il cuore di tutta la faccenda. Essendo la Fondazione Plart soprattutto un istituto specializzato nel restauro dei materiali dell’arte contemporanea, ciò che ha interessato sin da subito è stata la problematica legata alla necessità di rendere nuovamente accessibile al pubblico le proiezioni di luce polarizzata. Con la supervisione di Miroslava Hajek, si è proseguito registrando ogni possibile variazione di luce data dalla diversa rotazione del filtro polaroid davanti al vetrino. Un procedimento minuzioso che contribuisce in maniera notevole a colmare dei vuoti e delle mancanze nella ricostruzione di alcuni aspetti della storia dell’arte contemporanea, soprattutto nel rapporto arte-tecnologia».
Ci vuole dare una breve anteprima di alcune delle opere che compongono il percorso espositivo?
«Secondo una linearità temporale sintetizzata nel percorso Macchina Inutile + Concavo-Convesso + Ambiente a luce polarizzata, possiamo leggere limpidamente una conquista progressiva dello spazio reale che muove dall’abbandono della bidimensionalità della tela per seguire il movimento diretto della luce nello spazio, fino a giungere a una trascendenza della pittura. “Macchina Inutile” (1934), “Tavola Tattile” (1938), “Macchina Aritmica” (1947), sono opere in mostra che dichiarano già una volontà di uscita dalla bidimensionalità, che raggiunge il suo culmine nell’ideazione di “Concavo-Convesso” (1947). “Punto di luce”, un dipinto a olio su masonite del 1942, rivela in nuce le ricerche formali a cui Munari approda proprio con le proiezioni dirette e polarizzate, nelle quali, tra l’altro, è presente una ricerca di sensibilizzazione, in senso artistico e visuale, delle materie plastiche colorate che sono usate per trasparenza. Nelle Proiezioni Dirette, infatti, la plastica è impiegata a seconda del suo colore, per essere investita dalla luce, mentre nelle Proiezioni Polarizzate la plastica è il mezzo per estrarre il colore dalla luce».
C’è stata anche una polemica su Facebook ancora a mostra chiusa. Ce ne vuole parlare?
«La polemica ha riguardato i vetrini da proiezione. C’è chi ha sostenuto che non bisognava esporre i vetrini, ma far vedere solo le proiezioni in quanto è quella la vera opera. Ciò, tuttavia, non è corretto nei confronti della verità di questi lavori che sono i primi della storia dell’arte che possiamo definire “attivabili”. L’opera qui vive, infatti, di due realtà congiunte: fisica e fenomenica. In questa mostra si è fatto in modo tale da mostrare la reale complessità di queste opere che esistono in diversi stadi: 1° stadio: l’opera polimaterica in miniatura; 2° stadio: la proiezione ombratile a colori ottenuta illuminando il vetrino all’interno delle cornici di plexiglass di Munari; 3° stadio: l’opera proiettata come quadro di luce; 4° stadio: l’ambiente a luce fissa o polarizzata. Sono più momenti della stessa opera dinamica e in movimento. La stessa cosa vale per “Concavo-Convesso”: se non viene esposto con la giusta illuminazione è visibile solo per metà, come accade in molte esposizioni nazionali e internazionali che fraintendono il lavoro di Bruno Munari». (Cesare Biasini Selvaggi)
In alto: Vetrinia luce fissa e polarizzata con proiezione di Ambiente di luce per la mostra Bruno Munari. I colori della luce a cura di M.Francolini e M.Hajek presso la Fondaione Plart di Napoli
In homepage: Concavo-Convesso, installazione ricostruita per la mostra Bruno Munari. I colori della luce a cura di M.Francolini e M.Hajek presso la Fondaione Plart di Napoli
INFO
Opening: ore 19
BRUNO MUNARI. I colori della luce
dal 30 novembre 2018 al 20 marzo 2019
a cura di: Miroslava Hajek e Marcello Francolini
Fondazione Plart
via Giuseppe Martucci 48, Napoli
orari: da martedì a venerdì ore 10.00-13.00 / ore 15.00-18.00; sabato ore 10.00-13.00
www.fondazioneplart.it e www.madrenapoli.it

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