Categorie: Opening

Conversation Piece da Fondazione Memmo

di - 14 Dicembre 2018
Oggi alle 12.00 si terrà alla Fondazione Memmo la presentazione della mostra “Conversation Piece | Part V”, che vede protagonisti quattro artisti: Rebecca Digne (borsista presso l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici), Invernomuto (Cy Twombly Italian Fellow in Visual Arts presso l’American Academy in Rome), Julian Rosefeldt (borsista presso l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo) e Marinella Senatore. Ne abbiamo parlato con il curatore Marcello Smarrelli.
Com’è nato il progetto di “Conversation Piece”?
«Tra il 2005 e il 2006 realizzai una decina di appuntamenti di un progetto che avevo chiamato “Studio Visit”. Invitavo ogni volta un piccolo e selezionato gruppo di collezionisti, critici, giornalisti e pubblico particolarmente interessato, a visitare gli studi degli artisti temporaneamente residenti a Roma. L’idea nasceva dalla considerazione di un aspetto unico della scena artistica capitolina: la presenza delle accademie straniere e degli istituti di cultura dei diversi paesi, dove da qualche secolo completano la loro formazione nuove generazioni di artisti provenienti da tutto il mondo. Ma non sono solo le accademie a garantire la presenza di artisti contemporanei. Molti, infatti, decidono di trascorrere nella capitale periodi più o meno lunghi: furono eclatanti presenze di artisti “forestieri” che segnarono la vita artistica della città, quali Twombly, Kounellis, Prini, ma anche Kosuth, Cucchi, Ontani e tanti altri ancora.  Insomma, Roma, come nei secoli passati, è ancora un potente attrattore e continua a esercitare il suo fascino sugli artisti di tutte le generazioni e di tutte le nazionalità. Partendo da questa realtà così connotante e atipica, abbiamo pensato di sviluppare con Anna d’Amelio e Fabiana Marenghi Vaselli – direttrici della Fondazione Memmo – un programma di mostre che portasse di volta in volta artisti temporaneamente presenti a Roma a presentare il proprio lavoro negli spazi delle Scuderie di Palazzo Ruspoli, sede della Fondazione».
Siamo arrivati alla parte V di “Conversation Piece”, all’insegna di “Non v’è più bellezza, se non nella lotta”. Qual è il concept di questo nuovo appuntamento?
«Ogni opera d’arte può essere considerata una presa di posizione: sociale e intellettuale, ma anche manifestazione del sé e dell’interiorità, legata a una dimensione più intima. D’altra parte, nella storia dell’uomo, l’arte ha sempre rivendicato la propria valenza politica: sia quando affrontava apertamente la realtà, sia quando si esprimeva in forme più astratte, cercando di evadere da quella stessa realtà per creare un mondo fatto di regole proprie. Una fuga solo apparente, visto che ogni forma espressiva trae linfa dal tempo in cui si manifesta, adeguandosi o resistendo a esso, ma ponendosi sempre come una forma di reazione a un dato momento storico. Le opere di “Conversation Piece | Part V” che ha come sottotitolo una frase direttamente mutuata dal Manifesto del Futurismo (1909) – “Non v’è più bellezza se non nella lotta” – si presentano, sotto vari aspetti e in diverse accezioni, come “manifesti” di attitudini e pratiche eterogenee, con i quali gli artisti entrano in dialogo sia tra di loro, che con gli spazi della Fondazione Memmo e con Roma, città da sempre paradigma della ricerca artistica, luogo privilegiato per la produzione di opere d’arte, oggetto o ispirazione di numerose teorie trasversali agli stili, alle epoche e al gusto. Opere come dichiarazioni poetico-politiche che toccano la sfera civile e quella personale, testimoniando l’autonomia dell’arte e il suo invito costante a prendere posizione».
Un bilancio di questo tuo ciclo di mostre che hai curato alla Fondazione Memmo dedicate agli artisti italiani e stranieri temporaneamente presenti a Roma?
«Il bilancio non può essere che positivo, in questi 5 anni hanno partecipato a “Conversation Piece” oltre 40 artisti italiani e stranieri, tutti con lavori site specific, progetti ispirati a Roma e spesso realizzati con artigiani e maestranze presenti in città, sempre rivelatesi tra le più preparate e capaci del mondo. Molti degli artisti hanno continuato a frequentare Roma, sono nati rapporti professionali con le gallerie, con altre istituzioni pubbliche e private. Proprio in questi giorni nella mostra “La Strada. Dove si crea il mondo” curata da Hou Hanru è stata presentata la video installazione di Eric Baudelaire, “Walked the Way Home”, realizzato per “Conversation Piece | Part IV”, mentre a La Galleria Nazionale è presente il lavoro di Christoph Keller, che aveva partecipato alla medesima edizione. Insomma, sembrerebbe che Conversation Piece, nata dalla volontà della Fondazione Memmo di essere un amplificatore del lavoro di quelle istituzioni che permettono a Roma di essere ancora una meta attrattiva per gli artisti di tutto il mondo, stia funzionando». (Cesare Biasini Selvaggi)
INFO
Press preview: ore 12
Opening: sabato 15 dicembre, ore 18.00
Conversation Piece | Part V
dal 16 dicembre 2018 al 24 marzo 2019
Fondazione Memmo
via Fontanella Borghese 56/b, Roma
orari: tutti i giorni dalle 11.00 alle 18.00 (martedì chiuso)
Ingresso libero
www.fondazionememmo.it

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