Categorie: Opening

Dep Art Gallery presenta a Milano “Wolfram Ullrich. Opere 1987 – 2023”

di - 27 Marzo 2023

Dai Tagli alle Pieghe, fino alle complesse modulazioni geometrico-prospettiche in acciaio, la nuova mostra, seconda negli spazi di Dep Art Gallery, “Wolfram Ullrich. Opere 1987 – 2023” rivela l’opera dell’artista nella sua evoluzione.

«L’opera di Wolfram Ullrich è frutto di una ricerca più che trentennale. L’uso del metallo, dall’alluminio all’acciaio, il colore monocromo, lo studio della forma e la relazione tra opera e spazio sono le componenti fondamentali indagate dall’artista. Si nota come, sebbene le opere siano via via divenute più complesse, c’è sempre una forte adesione al minimalismo e alla ricerca dal punto di vista prospettico. La sua sfida è di creare sempre nuove forme, nuove dimensionalità, nuovi colori», spiega Antonio Addamiano, fondatore di Dep Art Gallery, a proposito di un’evoluzione artistica sempre fedele a se stessa.

Wolfram Ullrich. Opere 1987 – 2023. Installation view. Courtesy Dei Art Gallery. Ph. Bruno Bani

Le opere esposte, dagli anni Ottanta fino agli esiti più recenti, restituiscono il metodo che si pone sotto il segno dell’interrogazione, del resto metodo significa, secondo la sua originale etimologia greca, un modo di investigare. Come fa notare anche il curatore Gianluca Ranzi, nel catalogo che accompagna la mostra, Ullrich interroga la percezione visiva e scardina ogni tentativo, si potrebbe anche dire ogni tentazione, di guardare alla realtà in modo unilaterale.

In apertura di mostra Orbit Omega accoglie i visitatori. Racconta Addamiano: «è una delle opere più coinvolgenti della mostra. È formata da 5 ellissi, che dialogano tra loro grazie al movimento ad arco, ognuno dei quali dipinto di una tonalità di azzurro differente. Orbit Omega non può lasciare indifferenti e racchiude in sé ogni elemento della ricerca di Ullrich nell’ambito della prospettiva». Lo stesso Ullrich dice in proposito: «Un cerchio in prospettiva è in realtà un’ellisse. L’uso di forme ellittiche mi permette di esplorare il loro rapporto con il volume e la prospettiva, creando composizioni interessanti sulla parete».

Wolfram Ullrich, Orbit Mega. Courtesy Dep Art Gallery

Oltre quest’opera, che lascia carichi di stupore, nel percorso espositivo, continua Addamiano: «si passa dai Cuts, piastre di metallo attraverso i cui tagli si scorge il muro sottostante degli anni ’80, ai Faltungen, lamine di alluminio o metallo piegate, degli anni 90. Negli anni 2000 fanno la loro comparsa i Basis, poligoni che occupano tridimensionalmente la parete, la cui superficie in sezione è colorata, fino alle opere complesse, in cui la tridimensionalità percepita dallo spettatore non è più quella dell’opera in se stessa: è grazie a questo scarto visivo che le opere di Ullrich paiono fluttuare nello spazio». A completare l’esposizioni sono mostrati anche alcuni lavori della serie Windows, realizzati in occasione della mostra presso Dep Art OUT di Ceglie Messapica, sede estiva della galleria, e successivamente proposti presso l’Ex chiesetta di Polignano a Mare in un progetto a cura di Carmelo Cipriani.

Wolfram Ullrich. Opere 1987 – 2023. Installation view. Courtesy Dei Art Gallery. Ph. Bruno Bani

Come Ullrich dà corpo alla pittura in una relazione biunivoca con la scultura, così egli riesce a coniugare una riflessione su spazio e tempo attraverso la linearità e la chiarezza tecnica del disegno, la superficie dipinta, i bordi delle forme lasciati del colore dell’acciaio, mettendo così sempre in relazione dinamica e concreta l’interno all’esterno – anche, paradossalmente, attraverso il taglio, lo slittamento o il valore dell’ombra.

Nella pluralità di letture e di interpretazioni, la mostra – visitabile fino all’1 giugno – è l’occasione di un rapporto fisico e concreto con lo spazio reale che non è solo quello esterno dove l’opera si colloca, ma è anche quello interno che appartiene a ogni osservatore. A conclusione del metodo di Ullrich scrive Ranzi che: «è pertanto una via di investigazione che con una reazione a catena passa dall’artista all’opera e infine al pubblico. È la messa in scena di uno spazio-ambiente che attivamente connette e fa orbitare l’osservatore nel perimetro visivo dell’opera, uno spazio in cui il tempo gioca un ruolo fondamentale coinvolgendo attivamente tutta l’esperienza psico-sensoriale, non pensato per dare risposte preconfezionate, ma per stimolare l’indagine, lo stupore e la meraviglia».

Wolfram Ullrich. Ph. Bruno Bani

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