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Fondazione Bonotto per la Giornata Mondiale della Poesia

di - 21 Marzo 2020

La Collezione Luigi Bonotto, nata nei primi anni Settanta, è «la più grande collezione Fluxus e di Poesia Concreta, Visiva, Sonora e Digitale d’Europa.
Oltre 16mila documenti: opere, edizioni, libri d’artista, riviste, cataloghi. 
Più di 60 ore di video d’artista e di performances.
 Circa 80 ore di audio: musica, poesia sonora, interviste».

«A partire dagli anni Sessanta, i movimenti d’arte più all’avanguardia si sono impegnati in un’opera di democratizzazione e condivisione dell’arte per renderla accessibile a tutti. Luigi Bonotto, figlio della sua epoca, ha fatto propri questi principi ed ha digitalizzato la sua enorme collezione Fluxus e di Poesia Concreta, Visiva, Sonora e Digitale in modo da renderla liberamene accessibile a tutti», ha spiegato la Fondazione.

Da oltre vent’anni la Fondazione Bonotto, a Colceresa, in provincia di Vicenza, diretta da Patrizio Peterlini, lavora per dare corpo a questa visione, che nel tempo si è tradotta nella digitalizzazione completa della collezione e del patrimonio archivistico, in un app (che è anche il catalogo di una mosta) con oltre cinque ore di ascolto di Poesia Sonora e in un tour virtuale della fondazione disponibile sul suo sito.

Fondazione Bonotto, Lounge, Ph. Nicola Righetti, courtesy Fondazione Bonotto

Abbiamo posto alcune domande a Patrizio Peterlini, Direttore della Fondazione Bonotto.

Può ricordarci, in estrema sintesi, la mission della Fondazione?
«Fondazione Bonotto nasce per promuovere e valorizzare la Collezione di Luigi Bonotto di Fluxus e Poesie Concreta, Visiva, Sonora e Digitale.
Si tratta di una collezione che conserva oltre 16mila documenti tra opere, edizioni, libri d’artista, vinili, video, ephemera, di oltre 200 artisti internazionali, tra i più rivoluzionari del XX secolo. Artisti che hanno condiviso un’attitudine comune, un sogno: rendere l’arte accessibile a tutti.L’altro grande obiettivo di Fondazione Bonotto è diffondere un dialogo tra arte e industria che sia fondamentalmente non utilitaristico, non strumentale. Slegato dalle dinamiche d’investimento che caratterizzano il mondo dell’arte contemporaneo. Un approccio che metta al centro l’arte come gioioso incontro con il nuovo e l’imprevisto, smodato, non necessario, festoso, sociale».
In questo particolare frangente storico stanno fiorendo numerosissime iniziative online da parte di musei, istituzioni culturali, gallerie, etc, mentre altre sono disponibili da tempo e il grande pubblico le sta scoprendo ora.
Fondazione Bonotto già da molti anni ha reso disponibile online migliaia di documenti.
Può ricordarci le tappe principali di questo percorso?

«Per Luigi Bonotto e i suoi amici artisti è sempre stato importante rendere l’arte accessibile a tutti. Molti di loro hanno lavorato apertamente contro il sistema dell’arte, contro le gallerie, i musei, portando l’arte in luoghi inusuali o nelle strade. L’idea di utilizzare internet per la diffusione massiccia e democratica dell’arte è figlia di questa idea. Luigi Bonotto è sempre stato da questo punto di vista un visionario. Nel 1996, assieme a Franco Vaccari, organizzò una mostra che si chiamava “Artist’s atelier” che metteva in collegamento, proprio utilizzando internet, oltre 50 studi d’artista in tutto il mondo. È forse il primo esempio al mondo dell’utilizzo di internet per un evento espositivo.
Quando pochi anni dopo ha iniziato a sistemare la sua collezione, è venuto naturale pensare all’utilizzo della tecnologia. Luigi Bonotto ha quindi deciso di digitalizzare tutta la sua collezione. Circa dieci anni dopo, l’apertura del sito della Fondazione (all’epoca si chiamava ancora Archivio) ha reso disponibile la prima parte di questo immane lavoro».

E oggi?

«Ora, a distanza di vent’anni, tutta la collezione è stata digitalizzata ed è liberamente accessibile online. Migliaia e migliaia di documenti, audio, video, a disposizione dei curatori, dei direttore di museo, degli studiosi o dei semplici curiosi. Questo approccio ha ora aperto nuove possibilità. Lo sviluppo della visita virtuale degli spazi di Casa Bonotto e la creazione del catalogo APP de “La Voix Libérée. Poesie Sonore”, la mostra organizzata da Fondazione Bonotto in collaborazione con il Palais de Tokyo esattamente un anno fa, ne sono un esempio».

Avete scelto di ricordare le risorse online della Fondazione il 21 marzo, una data che segna un anno dall’inaugurazione della mostra a Palais de Tokyo, a Parigi, e che coincide con la Giornata Mondiale della Poesia. Può raccontarci questo legame?

«La poesia e l’arte sono ciò che ci rende umani perché svincolano la comunicazione dai suoi fini utilitaristici.
Trasforma la comunicazione in qualcosa di diverso. La poesia non è utile. Voglio dire che non veicola messaggi utili tipo: passami la tazzina o apri la finestra. La poesia forza il linguaggio a dire qualcosa che non è dicibile. Lo forza a dire le nostre emozioni, le nostre sensazioni, qualcosa che spesso non è chiaro nemmeno a chi le dice. Per questo la poesia e l’arte sono così importanti per l’uomo. Perché offrono la possibilità di dire l’impossibile.
Credo che in questo momento di grande difficoltà, la poesia e l’arte ci possano aiutare. Sono una grande risorsa.
Per questo ho deciso di lanciare questa iniziativa per la Giornata Mondiale della Poesia, che è anche il primo giorno di primavera: per dare un segnale di rinascita, di speranza».

“La voix libérée – Poésie sonore”, exhibition view, 2019, Fondazione Bonotto in co-produzione con Palais de Tokyo, ph. Aurélien Mole, courtesy Fondazione Bonotto

Le risorse, gratuite, che potete trovare nel sito della Fondazione Bonotto

Consultazione dell’intera collezione: oltre 16mila documenti tra opere, edizioni, audio, video e documenti.

Tour virtuale di Casa Bonotto: «la Collezione è collocata all’interno dei 20mila metri della Bonotto Spa (uffici, linee produttive, magazzini) creando un forte legame concettuale e fisico tra arte e industria».

La Voix Libérée APP (gratuita): è il catalogo della mostra a“La Voix Liberée – Poésie Sonore” a Palais de Tokyo, nel 2019, e contiene oltre cinque ore di ascolto con tutti gli audio presenti alla mostra.
Si tratta di un’antologia sulla poesia sonora, edita da Eric Mangion e Patrizio Peterlini, sulla poesia sonora dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino agli sviluppi contemporanei.
(L’app è disponibile per Android e iOS.)

Henri Chopin, “Audiopoems 1956-1980”, 1971, courtesy Fondazione Bonottomore
John Giorno, "The Dial-A-Poem Poets", 1972, courtesy Fondazione Bonottomore
Fondazione Bonotto, Biblioteca, Ph. Nicola Righetti, courtesy Fondazione Bonottomore
Fondazione Bonotto, Interni, Ph. Nicola Righetti, courtesy Fondazione Bonottomore
"La voix libérée - Poésie sonore", exhibition view, 2019, Fondazione Bonotto in co-produzione con Palais de Tokyo, ph. Aurélien Mole, courtesy Fondazione Bonotto more

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Tag: Colceresa Collezione Luigi Bonotto Fluxus Fondazione Bonotto franco vaccari Luigi Bonotto Patrizio Peterlini Poesia Concreta Poesia Digitale Poesia Sonora Poesia Visiva

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