Leo Matiz, Frida Kahlo, Coyoacàn, Città del Messico, 1944 Fotografia a colori © Fondazione Leo Matiz
A Milano da domani, 10 ottobre, la mostra “Frida Kahlo – Il caos dentro” porta negli spazio della Fabbrica del Vapore «un percorso sensoriale altamente tecnologico e spettacolare che immerge il visitatore nella vita della grande artista messicana, esplorandone la dimensione artistica, umana, spirituale», ha spiegato l’organizzazione.
La mostra è curata da Antonio Arèvalo, Alejandra Matiz, Milagros Ancheita e Maria Rosso e «rappresenta una occasione unica per entrare negli ambienti dove la pittrice visse, per capire, attraverso i suoi scritti e la riproduzione delle sue opere, la sua poetica e il fondamentale rapporto con Diego Rivera, per vivere, attraverso i suoi abiti e i suoi oggetti, la sua quotidianità e gli elementi della cultura popolare tanto cari all’artista».
«L’opera di Frida affonda le proprie radici nella tradizione popolare, ma anche nelle sue esperienze di vita e nelle sofferenze patite, che riesce a esprimere con straordinario talento: il caos interiore e il travaglio esistenziale sono espressi attraverso una produzione artistica eccezionale, capace di trascendere ogni epoca e frontiera», ha ricordato Antonio Arèvalo.
«La mostra è adatta a coloro che non conoscono ancora a fondo le varie sfaccettature di questa esuberante artista e decidono di approcciarsi ad essa con sincera curiosità. Le visioni da lei dipinte non sono “situazioni impossibili” ma stati fisici e mentali che la tengono in ostaggio, le creano costrizioni da cui cerca una via di fuga, trovandola unicamente nella libertà del fare artistico. André Breton definì l’arte della Kahlo come “un nastro intorno ad una bomba”. Lo stile di Frida virerà infatti verso una complessità psicologica e una ricercatezza tecnica sempre crescenti”, ha precisato Maria Rosso, del team curatoriale.
«La mostra, dopo una sezione multimediale con immagini animate e una avvincente cronistoria raccontata attraverso le date che hanno maggiormente segnato le vicende personali e artistiche della pittrice, con sue frasi e citazioni alternate a fotografie celebri, entra nel vivo con la riproduzione minuziosa dei tre ambienti più vissuti da Frida a Casa Azul, la celebre magione messicana costruita in stile francese da Guillermo Kahlo nel 1904 e meta di turisti e appassionati da tutto il mondo: la camera da letto, lo studio realizzato nel 1946 al secondo piano e il giardino. Qui è ricostruita l’intera stanza con il grande letto a baldacchino con lo specchio che utilizzava per potersi ritrarre anche quando costretta a letto dalla malattia e dove morì il 13 luglio del 1954; la camera è arredata con oggetti tipici della cultura messicana, tra cui sculture di pietra e pupazzi di cartapesta, con quadri e fotografie, libri, mobili e le stampelle personali. Lo studio riproduce lo scrittoio e la scrivania con tutte le boccette dei colori ed i pennelli, il diario di Frida, la sedia rossa impagliata, la sedia a rotelle e il grande cavalletto. Nel giardino ci si immerge nell’area lussureggiante di vegetazione che Frida curava e nel quale abitavano vari animali come scimmie e pappagalli», si legge nel comunicato stampa.
Il progetto è prodotto da Navigare con il Comune di Milano, con la collaborazione del Consolato del Messico di Milano, della Camera di Commercio Italiana in Messico, della Fondazione Leo Matiz, del Banco del Messico, della Galleria messicana Oscar Roman, del Detroit Institute of Arts e del Museo Estudio Diego Rivera y Frida Khalo.
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