Categorie: Opening

I mitici anni Ottanta

di - 19 Dicembre 2018
Se Umberto Eco in piena Tangentopoli definì gli anni Ottanta come il “decennio degli effetti speciali”, “REALITY ’80” si potrebbe immaginare come il caleidoscopio visivo dell’epoca. Analogamente al fantasmagorico strumento ottico, la mostra – che si inaugura oggi alla Galleria Gruppo Credito Valtellinese per la cura di Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio con la consulenza scientifica di Valentino Catricalà e Mario Piazza – si propone come l’avvicendamento in libera sovrapposizione cronologica e tematica di cultura, società, spettacolo, arti, design e grafica della “Milano da bere”. Ne parliamo con Cristina Quadrio Curzio.
Qual è il tipo di narrazione scelto per questo progetto espositivo?
«È una macchina del tempo, un caleidoscopio visuale che si snoda a partire da alcuni landmark (la Piramide del 45° Congresso del PSI all’Ansaldo, a firma di Filippo Panseca e lo scatto di Mario De Biasi del 1986 da cui fu tratta la campagna della “Milano da bere”). Al centro dello spazio, un lungo display illustra la storia oggettuale, artistica, grafica, progettuale e la memoria civile di un decennio controverso, bollato come l’epoca dell’edonismo sfrenato. Alle pareti 60 opere in grande formato dai principali artefici del rinnovamento linguistico in pittura, scultura, fotografia, grafica, architettura, videoarte. In una parola: una macchina del tempo lanciata nell’evo post-moderno nella capitale culturale del Paese».
Qual è l’asse temporale su cui è allineata la mostra?
«Gli anni compresi fra 1980 e 1990, con incursioni negli “anni di piombo” per indagare le radici dell’estetica post-modern e, in particolare, nel lavoro di Filippo Panseca e di Gabriele Basilico».
Ci potrebbe descrivere il percorso espositivo, soffermandosi su qualche opera in particolare?
«Il progetto espositivo poggia innanzitutto sulla cultura del re-made museale – strategia allestitiva che perseguiamo, come curatori, da circa un decennio – laddove sono stati ri-creati: la Piramide del “craxismo” in scala ambientale, quale fondale scenico necessario a illustrare il passaggio culturale dai comizi politici del dopoguerra alla spettacolarizzazione della politica degli anni ’80; il rifacimento del cartone preparatorio su telone da camion realizzato nell’86 da Keith Haring per il Muro di Berlino. Attorno a questo nucleo scenico, è stato concepito un sistema espositivo specifico che simula il display design del “decennio degli effetti speciali” non immemore di Memphis, Alchimia, Valvoline, ecc.».
Quanto sono attuali oggi gli anni Ottanta? Nelle arti visive, qual è stata a suo avviso l’eredità più importante che ci hanno lasciato?
«Certamente il fenomeno della Transavanguardia ha preparato il clima artistico che ha condotto, già dal ’76, il grande ritorno della figura in pittura. In mostra abbiamo preferito però offrire ospitalità a epifenomeni della metà degli anni ’80, come Brown Boveri (Milano, maggio 1985) e Pastificio Cerere (Roma, 1984) analizzandoli quali laboratori di una duplice sperimentazione: il riuso in chiave artistica di spazi urbani dismessi e la creazione di neo-comunità artistiche fortemente connotate e che all’epoca fecero un certo scalpore. Il vero lascito del decennio risiede, a nostro avviso, in una predisposizione del mondo creativo all’interconnessione e allo scambio a-ideologico fra discipline, arti, gruppi sociali e visioni». (Cesare Biasini Selvaggi)
In alto: Filippo Panseca, Progetto per monumento biodegradabile, 1976, tela emulsionata e smalto
In homepage: Mario De Biasi, Il Duomo da San Babila
INFO
Opening: ore 18.30
REALITY ’80. Il “decennio degli effetti speciali”
dal 20 dicembre 2018 al 23 febbraio 2019
Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta 59, Milano
orari: da martedì a venerdì, 14.00-19.00; sabato, 9.00-12.00; apertura straordinaria sabato 23 febbraio 10.00-19.00. Chiuso domenica e lunedì; 25 e 26 dicembre, 1 gennaio
INGRESSO LIBERO

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