Categorie: Opening

La Madonna Esterházy di Raffaello

di - 30 Gennaio 2018
Il 27 gennaio scorso, una manciata di giorni orsono, alla GAMeC di Bergamo ha aperto i battenti la mostra “Raffaello e l’eco del mito”, che anticipa le celebrazioni dell’anniversario dei 500 anni dalla morte del maestro (Urbino 1483-Roma 1520), presentando un inedito percorso di oltre 60 opere provenienti da importanti musei nazionali e internazionali, quali il Louvre di Parigi, la National Gallery di Londra, il MET di New York, l’Ermitage di San Pietroburgo, gli Uffizi di Firenze e Palazzo Barberini di Roma. Il progetto scientifico prende avvio dal “San Sebastiano” di Raffaello, capolavoro giovanile che fa parte della collezione dell’Accademia Carrara, attorno alla cui genealogia e indagine si sviluppano vari capitoli. Il percorso espositivo parte dalla formazione con le opere dei “maestri”: il padre Giovanni Santi, Perugino, Pintoricchio e Luca Signorelli; segue un significativo corpus di opere di Raffaello che ne celebra l’attività dal 1500 al 1505. Gli anni giovanili sono caratterizzati da una continua capacità di innovare i canoni linguistici del suo tempo, come testimoniano i 13 capolavori presenti, dalla “Madonna Diotiallevi” di Berlino alla “Croce astile dipinta” del Museo Poldi Pezzoli, dal “Ritratto di giovane” di Lille al “Ritratto di Elisabetta Gonzaga” degli Uffizi. In occasione del prestito – concesso dal 27 gennaio al 9 aprile – a questa mostra di Bergamo, della celeberrima “Fornarina”, che ha lasciato la sede di Palazzo Barberini delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, viene presentata da oggi nella capitale (domani l’apertura al pubblico) una delle opere più interessanti e significative della produzione di Raffaello: “La Madonna Esterházy”. Si tratta di una tavola in pioppo di piccole dimensioni (cm 29 x 21,5), proveniente dallo Szépművészeti Múzeum di Budapest, il Museo Nazionale di Belle Arti ungherese, dipinta intorno al 1508, tra la fine del periodo fiorentino e l’inizio di quello romano. In quell’anno, cruciale per l’arte dell’Occidente, si aprivano i cantieri per le decorazioni del nuovo Vaticano: la volta della Cappella Sistina e le Stanze degli appartamenti papali. Il dipinto presenta un poetico e armonioso quadretto di vita famigliare, tra pose complesse tradotte con apparente, talvolta disarmante semplicità, senza ambiguità, con la Madonna che sorregge il piccolo Gesù Bambino che indica san Giovannino, assorto nella contemplazione di un sottile cartiglio.
De “La Madonna Esterházy” non si conosce un committente, una scritta sul retro, non più visibile, riconduceva a Elisabetta, madre di Maria Teresa d’Asburgo, e a un dono dell’opera da parte di Clemente XI Albani. Una delle tesi più accreditate, tuttavia, è che Raffaello l’abbia sempre tenuta con sé, avendola concepita come un’opera intima, segreta ai più. La tavola, inoltre, non è del tutto compiuta, mancando alcuni ritocchi proprio dell’ultima stesura. Ma questo particolare non ne vela neanche per un istante la dolce bellezza, anzi contribuisce ad addensarne intorno un’area di ulteriore, inafferrabile mistero. (Cesare Biasini Selvaggi)
In alto e in homepage: Raffaello (Urbino 1483- Roma 1520), Madonna col Bambino e san Giovannino (Madonna Esterházy), 1508 circa, tempera e olio su tavola, 28,5 x 21,5 cm, Budapest, Szépművészeti Múzeum, © Szépművészeti Múzeum / Museum of Fine Arts Budapest
INFO
Opening: ore 18.00
La Madonna Esterházy di Raffaello
apertura al pubblico: dal 31 gennaio al 8 aprile 2018
Palazzo Barberini
via delle Quattro Fontane 13, Roma,
orari: martedì/domenica, 8.30 – 19.00. La biglietteria chiude alle 18.00
biglietto Barberini Corsini: intero 12 € – ridotto 6 €

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