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L’installazione sonora di Spanghero per Art City

di - 1 Febbraio 2019
L’installazione sonora “Again Anew. Before the film” di Michele Spanghero unisce un luogo storico di Bologna, il Cinema Modernissimo, sottostante Piazza Maggiore, e le interviste ancora inedite che Gideon Bachmann fece ai grandi registi della storia del cinema italiano. Tra i main projects di Art City 2019, l’installazione site-specific, a cura di Riccardo Costantini e promossa dalla Fondazione Cineteca di Bologna in collaborazione con Cinemazero di Pordenone, riapre il Cinema Modernissimo per pochi giorni, prima dell’inizio dei lavori di restauro riportandovi le voci di Michelangelo Antonioni, Bernardo Bertolucci, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Francesco Rosi, Paolo e Vittorio Taviani e Gideon Bachmann.
Abbiamo posto alcune domande a Spanghero, per approfondire la storia di quest’opera, che fin dai primi giorni ha fatto registrare code all’ingresso del Modernissimo.
Come è nata “Again Anew”? Che rapporto ha con lo spazio per cui è stata pensata?
«Il Cinema Modernissimo è un teatro di inizio Novecento, situato sotto Piazza Maggiore in pieno centro a Bologna, che ha funzionato come cinema fino agli anni Duemila e da allora è rimasto in disuso. La Fondazione Cineteca di Bologna si è presa l’onere di riportarlo in vita per restituirlo alla città riportandolo a com’era nella Belle Époque e nei prossimi mesi sarà iniziato il restauro completo. Prima dell’inizio dei lavori, mentre il cinema è già parzialmente un cantiere, Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca, ha voluto far rivivere il Modernissimo ancora una volta durante l’art week di Arte Fiera, quindi mi ha chiamato per realizzare un’installazione site-specific. In questo progetto è stato coinvolto anche Cinemazero di Pordenone, una cineteca che conserva un patrimonio inestimabile legato alla storia del cinema. Cinemazero mi ha dato la possibilità di lavorare nuovamente – dopo un progetto su Pasolini nel 2015 – sul fondo d’archivio di Gideon Bachmann, intellettuale poliglotta che dagli anni Sessanta alla fine degli anni Novanta ha dialogato con tutti i principali registi e con i protagonisti del cinema italiano. Tra le centinaia di ore di registrazioni rimaste inedite ho selezionato dei brevissimi incisi, frasi icastiche di sei registi – Michelangelo Antonioni, Bernardo Bertolucci, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Francesco Rosi, Paolo e Vittorio Taviani – e una di Bachmann stesso. Per l’allestimento ho scelto di svuotare completamente il cinema e di lasciarlo senza nessun orpello, eccetto alcuni microfoni e le luci che illuminano la platea vuota, anche lo schermo rimane senza immagini quasi a interrogare lo spettatore sulla sua funzione».
In che modo hai riportato queste frasi all’interno del cinema vuoto?
«Ho voluto lavorare sulla materia sonora delle voci con un approccio direi scultoreo, per sottrazione. La difficoltà nel trattare queste voci è stata di non farsi schiacciare dalla grandezza dei nomi a cui appartengono. In un certo senso ho attuato un “tradimento” nel momento in cui ho deciso di far diventare queste voci pura materia sonora. Nella platea del cinema, priva delle poltrone, ho collocato sette microfoni che, anche attraverso i cavi a terra, disegnano un coro: uno, in posizione centrale a rappresentare Bachmann, che si trasforma in direttore del coro formato dagli altri sei microfoni disposti a semicerchio, con le voci dei registi. La particolarità è che i microfoni fungono da altoparlanti ed in ognuno scorre in loop la voce di uno dei protagonisti. Il cinema vuoto accoglie il pubblico con un brusio, un chiacchiericcio che ricorda quello dei momenti precedenti all’inizio della proiezione di un film, ma le voci sono quelle dei protagonisti della storia del cinema. Le loro parole pian piano riverberano fino a diventare indistinte, formando un coro che si intona sulle frequenze di risonanza del cinema, portando ad un crescendo finale».
Le frasi che si sentono in “Again Anew” sono esattamente come sono state estrapolate dalle registrazioni originali?
«Inizialmente sì, le voci sono perfettamente distinguibili, ma il progetto ha previsto anche una lunga fase di registrazioni in situ con lo scopo di registrare come queste voci riverberassero dento il cinema fino ad ottenere la loro risonanza acustica nell’ambiente. Il pubblico nell’ascoltare il lavoro non può percepirlo, ma nei 9 minuti di durata dell’installazione vengono riprodotte più di settanta tracce audio».
In base a quale criterio hai scelto le frasi?
«Il lavoro di selezione è inizialmente stato condotto in dialogo con il curatore del progetto, Riccardo Costantini, che è anche il curatore del Fondo Bachmann. Sono poi intervenuto sulla prima selezione per isolare una sola frase, tra le più icastiche, per ciascun regista, la più breve ad esempio è dura solo quattro secondi, la più lunga l’ho lasciata invece a Gideon Bachmann: “Lo spettatore è già così abituato al fatto che il film è basato sulla fotografia, che lui pensa che ciò che vede sia la realtà obiettiva e invece  a non si rende conto che è testimone di un sogno”. Ho scelto delle parole che riguardassero il ruolo dello spettatore perché è una tematica che spesso torna nei suoi dialoghi e questa frase mi è sembrata molto poetica. In generale comunque per me è stato un onore potermi immergere in questo materiale, completamente inedito, e poter ascoltare i maestri del cinema discutere sul loro lavoro. Talvolta si trovano delle affermazioni che ancora oggi stupiscono per il loro carattere profetico, come questa di Michelangelo Antonioni del 1974: “Sono sicuro che nell’avvenire verrà trovato il modo di mettere una macchina da presa in mano a chiunque”».
Quali altri progetti avrai nei prossimi mesi?
«È ancora in corso la collettiva “Future Humanity – Our Shared Olanet” organizzata da Ars Electronica allo Hyundai Motorstudio di Pechino, curata da Lee Daehyung, Qiu Zhijie e Martin Honzik in cui è presente la mia scultura sonora “Ad lib.”. La prossima settimana parteciperò ad una collettiva a Parigi alla Galleria Alberta Pane e a fine marzo farò un intervento all’interno della sede veneziana della galleria». (Silvia Conta)
Michele Spanghero
Again Anew. Before the film
Installazione sonora site-specific di Michele Spanghero
a cura di Riccardo Costantini
Dal 27 gennaio al 3 febbraio 2019
Cinema Modernissimo
via Rizzoli, 1/ 2, Bologna
Tutti i giorni dalle ore 17 alle ore 21, sabato 2 febbraio dalle ore 17 a mezzanotte
Info: http://agenda.comune.bologna.it/cultura/michele-spanghero

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