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Per il PAC, | e per la giustizia

di - 27 Luglio 2017
Ci fu la bomba alla Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana, ci fu l’Italicus, ci fu la strage della stazione di Bologna (di cui ricorre il 37esimo anniversario tra pochi giorni), ci fu il DC9 “caduto” nel mare di Ustica, ci furono Falcone e Borsellino. E ci fu il PAC. Moventi e motivi differenti, ma sempre di un’unica cosa si tratta: terrore. E non terrorismo.
Milano, che negli anni ’70 non era stata risparmiata da delitti rossi e neri, ma che della “Mafia” aveva sempre sentito solo l’ombra lontana. Un po’ come oggi, che scavando la Mafia si trova spesso, ma di cui si tace o si insabbia, perché un fenomeno considerato quasi marginale in città.
E invece, quel 27 luglio 1993, la Mafia fece il suo corso nel braccio di ferro con lo Stato Italiano, facendo la voce grossa e distruggendo il Padiglione d’Arte Contemporanea. Non subito, alle 23, ora dello scoppio, ma il mattino seguente, per colpa di una sacca di gas che si era creata nell’edificio e che esplose.
Una storia che Milano non ricorda molto, e forse nemmeno molto volentieri. Una storia che fa parte dei “misteri” di un Belpaese governato da due forze opposte, prosaicamente il “bene” e il “male”, che in diverse occasioni hanno fatto a patti, rivendicando azioni l’una contro l’altra, tracciando scenari e storie al limite dell’inverosimile.
La storia della bomba, del passante che segnalò il fumo dall’auto – che esplose – il vigile, il clochard e i tre vigili del fuoco uccisi  – possiamo lasciarle alle cronache. Non possiamo invece lasciare inosservato il messaggio che la Mafia “puntò a distruggere il patrimonio artistico italiano, a compromettere le attività turistiche, a uccidere indiscriminatamente per imporre allo Stato di “venire a patti”, di eliminare i trattamenti penitenziari di rigore, di modificare la legge sui collaboratori di giustizia, di chiudere istituti penitenziari”, come ricorda Diego Sileo, conservatore del PAC, nella presentazione della mostra “PAC MILANO. La lunga notte del ’93”, che trovate al primo piano dell’edificio di via Palestro, con i documenti e le fotografie scattate da Valter Palmieri e Maria Trivisonno all’indomani dello scoppio della bomba.
Una Mafia che, come recitava il titolo di un libro, “uccide d’estate” ma non solo. Un po’ per indurre paura in chi sceglie di muoversi, viaggiare, uscire, conoscere, un po’ per farsi dimenticare dal solleone. E invece, ancora una volta, il messaggio è quello di non dimenticare. Dove “non dimenticare” è ancora più forte del termine evanescente “ricordare”. Una buona occasione per spendere, oggi, 4 euro – biglietto scontatissimo – per entrare a scoprire le mostre, per fare un regalo a Milano, e per dimostrare che lo Stato dei cittadini non rinuncerà alla cultura per paura, coltivando laddove si è bruciato. A proposito… (MB)

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