Sarah Entwistle, Death, what? The sun's corpse will roll on. Exhinition view, Cascina I.D.E.A., Agrate Conturbia. Ph. Ludovica Mangini
Sarah Entwistle inaugura oggi “Death, what? The sun’s corpse will roll on”, mostra a cura di Elsa Barbieri nel complesso rurale, immerso nelle campagne del novarese, trasformato da Nicoletta Rusconi Art Projects in luogo dedicato all’arte e alla sperimentazione.
Senza mai averlo conosciuto, Sarah Entwistle ha ricevuto in eredità dal nonno paterno, l’Architetto Clive Entwistle (1916-1976), un’ampia collezione di progetti non realizzati e di documenti personali, che lei filtra e setaccia alla ricerca di motivi, immagini, materiali e forme. Con questa premessa, e accompagnati dalla suggestione poetica scelta dalla curatrice Elsa Barbieri «Nel cerchio di un pensiero | a volte mi riposo sognando», si accede alla mostra che ricalca la pratica di Entwistle: circolare, permeabile, aperta e articolata intorno al precario equilibrio dei materiali.
È ricorrente nella mostra l’immagine del cerchio: definito nella scultura in metallo al piano terra (The carpet is on order. It cannot be put down until the ceiling is re-done, 2023), intuitivo nell’altra scultura in metallo (Are we all the time going forwards and not backwords?, 2023), disegnato nel corridoio sul monumentale arazzo Tall, handsome, and speaks some German (2023), ed evocato in lavori si carta vetrata e rame al piano superiore come My increased attempt to solve problems myself (2023). All’immagine del cerchio, traducibile concettualmente in termini di circolarità, sono legati i concetti di rigenerazione e trasformazione, nonché di rinascita e reincarnazione, che Entwistle considera come un potente processo contro il determinismo individualista e culturale.
L’artista, in aperto contrasto con il linguaggio formale – lineare, monumentale, immobile e maschile – è da sempre affascinata dalla naturale malleabilità dei materiali e la pratica storica dell’architettura della spolia, ovvero l’appropriazione di materiali in nuove forme. La spolia, ovvero il riutilizzo di materiale edilizio tratto da costruzioni precedenti non più in uso, e comune in tutta la storia umana, abbraccia con Entwistle un vasto arco applicativo ed è da leggersi in chiave di un divenire ciclico, nella natura come nelle vicende umane, secondo il tempo e lo spirito.
«There’s a sense that the forms and materials are not fixed or static rather in process, as with our bodies, chemical process and mutability are essential, ongoing and eternal». (C’è la sensazione che le forme e i materiali non siano fissi o statici, ma piuttosto in divenire, come i nostri corpi, il processo chimico e la mutevolezza sono essenziali, continui ed eterni). Questa dimensione di continuità e di eternità trova riscontro nell’uso dei materiali, come rame, ferro, alluminio e scarti edilizi, la cui scelta e le cui opportunità sono strettamente vincolate all’idea di circolarità. Come anche nella scelta delle cromie al piano inferiore in un bilanciamento tra il bianco e il grigio, al piano superiore in un aperto dialogo tra il rosso e il blu.
Muoversi all’interno della mostra di Sarah Entwistle implica un nuovo modo di essere presente e di relazionarsi con le opere, anche fidandosi del proprio senso. In “Death, what? The sun’s corpse will roll on” l’equilibrio delle forze muta costantemente, senza limiti, sfidando la sua precarietà. Il cerchio, the hole, nella sua forma senza inizio e senza fine incarna tutto questo. Esso «è la porta visiva per scoprire tutti quei flussi di forze, spesso invisibili, che si concentrano prima, durante e dopo i momenti della creazione».
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