Categorie: Opening

Siamo tutti a bocca aperta

di - 4 Settembre 2017
Parte oggi, e compie 21 anni, la settimana no-stop del festival internazionale ISOLE CHE PARLANO, l’occasione nella quale la Sardegna, con le sue radici più profonde, si confronta con la società contemporanea, tracciando un ponte ideale con il mondo. Ponte che ha per fondamenta l’incontro e la diversità e, per pilastri, la funzione sociale del “fare arte”.
Nonostante la musica (con concerti al tramonto, notturni e itineranti) sia l’espressione maggiormente rappresentata, il rapporto tra arte e infanzia, concretizzato nella consueta tre giorni di percorsi didattici, mostre, proiezioni, spettacoli, laboratori per bambini e adolescenti, e la fotografia, con il reportage di taglio sociale, continuano a essere gli elementi caratterizzanti della rassegna.
Sì perché queste sono “ISOLE CHE PARLANO… di fotografia”, per dar luogo a uno spazio fisico-temporale “dedicato” e contraddistinto da due momenti durante il festival: l’inaugurazione di una mostra fotografica e l’incontro/lezione con l’autore degli scatti dal titolo Riflessioni sull’etica di un mestiere. E quest’anno c’è veramente di che rimanere “a bocca aperta”. Dal primo vagito di un neonato, allo stupore di meraviglia che apre la stagione dell’infanzia. Dallo sbadiglio per noia adolescenziale, al sospiro della maturità con il suo fardello di responsabilità. Passando per il grido di un amplesso e l’urlo per un dolore lancinante, nel corpo o nell’anima. Fino alla bocca aperta per un rantolo, prima di concludere la terza, e ultima, età. Insomma, se dovessimo farne una trasposizione audio, si partirebbe da suoni vocalici come “ohh” (con molte acca che portano il suono al silenzio). Un’espressione che accomuna tutti, uomini e donne, bianchi e non, giovani e anziani, ricchi e poveri, primo e terzo mondo. A ricordarci che, in certe evenienze della vita, siamo davvero tutti uguali. E lo sa bene la fotografa spagnola Cristina Garcìa Rodero (1949) che approda a Palau, in occasione del festival sardo, “Con la boca abierta”. Titolo della sua retrospettiva di scatti, realizzati tra il 1979 e il 2009. Nelle 55 immagini selezionate, tra le oltre trentamila visionate, si snoda infatti un percorso che abbraccia l’immagine della nascita di un bambino, a bocca aperta mentre emette il sui primi vagiti, come quella che racconta del pianto di una vedova, a bocca aperta davanti al corpo ormai esanime di suo marito. Tappe diverse di un unico viaggio. Per un’unica espressione umana. Per un unico, intenso racconto di ironia, dolore, tenerezza e tristezza, in un flusso emotivo costante che, a tratti, assume un carattere etnografico, illustrando un mondo arcaico e rurale, e in altri indaga i linguaggi dell’avanguardia e della contemporaneità. Tra foto in bianco e nero di riti della Spagna più tradizionale degli anni ’70, della Settimana Santa di Sassari oggi come ieri, fino al Burning Man Festival del Nevada o alla Love Parade in Germania. Insomma 55 buoni motivi, quante sono le fotografie esposte, per rimanere a bocca aperta. Per stupore sicuramente. Per indignazione, anche. Per noia? Perché no. Questa è l’unica mostra dove non può che essere ufficialmente ammesso. (Cesare Biasini Selvaggi)
In alto: Phi Ta khon, Dan Sai, Thailandia 2004. © Cristina García Rodero / Magnum Photos / Contacto

In homepage: El Sueño de Ariadna, Madrid, 1992. © Cristina García Rodero / Magnum Photos / Contacto

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