Margherita Raso. Photo by Tommaso Sacconi. Courtesy Magazzino Italian Art, Cold Spring, NY
Dal 21 settembre al 22 ottobre Magazzino Italian Art presenta “Vizio di forma”, la prima personale di Margherita Raso presso un’istituzione negli Stati Uniti, con lavori nella quasi totalità prodotti per la mostra e tutti inediti.
La mostra è a cura di Chiara Mannarino ed è organizzata da Magazzino Italian Art in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di New York e la Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University. Con questa iniziativa prosegue la collaborazione di Magazzino con le due prestigiose istituzioni che in precedenza, nel 2021, ha portato alla realizzazione della mostra di Namsal Siedlecki, “Viandante” (ne avevamo parlato qui).
«La pratica artistica di Raso – ha spiegato il museo – abbraccia una varietà di medium, dalla scultura all’installazione site-specific, ed ha un focus sui materiali. “Vizio di forma” si compone di tre gruppi di opere scultoree, che si cimentano con linguaggi, forme e stili diversi e che, nell’insieme, racchiudono la pratica dell’artista fino ad oggi. Nel complesso, la mostra di Margherita Raso è un commento puntuale sui modi in cui materia, precarietà e degrado dominano il nostro mondo contemporaneo».
«Hoarders (2020-2022) – ha anticipato il museo – è una serie di trenta urne modellate seguendo specifiche limitazioni dovute sia dalla pandemia COVID-19 che a scelte dell’artista. I parametri che Margherita Raso si è auto-imposta prevedevano di iniziare e terminare la realizzazione di ciascuna forma entro 24 ore e di lavorare con diversi tipi di argilla, precedentemente raccolti e conservati nel suo studio, fino ad esaurirli. Data la funzione specifica dell’urna, recipiente atto a conservare, e il sistematico portare a esaurimento quanto disponibile e accumulato in precedenza, il gruppo scultoreo ci parla del tempo e del lutto, mentre si differenzia nei materiali e nella tecnica. Quando si considera l’approccio di Raso unitamente all’urna come oggetto simbolico emergono concetti legati al rituale e alla memoria. La struttura metallica che accoglie le ceramiche è composta da moduli di scaffalature industriali preesistenti. Questi elementi di stoccaggio alludono al fallimento connaturato nell’accumulo e giocano sulla dinamica peculiare tra utile e inutile, incarnata nel gesto di accumulare e, in questo caso specifico, di esporre un recipiente per sua natura funzionale, come l’urna, privandolo della funzione stessa.
Nella stessa stanza sono esposti due tessuti prodotti meccanicamente su un telaio Jacquard. Questa tecnica di tessitura, storicamente, fa incontrare due industrie: la tessile e l’informatica. Il telaio Jacquard è rilevante nella storia dell’informatica perché è stata la prima macchina a utilizzare schede perforate intercambiabili per l’esecuzione di compiti automatizzati.
Una delle opere tessili, intitolata Pour une seule nuit (plus d’etoiles) (2022), fa riferimento a un frammento di damasco di seta, con motivo a stelle, proveniente dalle collezioni tessili della Fondazione Antonio Ratti di Como, Italia. Dal 2014 al 2016, Raso ha condotto ricerche nell’archivio tessile della Fondazione e l’incontro con questo particolare frammento ha dato vita ad un nuovo lavoro. Raso ha rimosso il tessuto dal deposito adibito alla conservazione e lo ha esposto in una teca per 24 ore, il tempo massimo in cui il pezzo poteva essere esposto alla luce a causa di esigenze conservative.
La questione della conservazione dei tessuti trova un riferimento diretto nel titolo della mostra. “Vizio di forma” – un termine usato in ambito conservativo per indicare la tendenza di un oggetto o di un materiale a deteriorarsi o autodistruggersi a causa delle sue caratteristiche intrinseche – riflette il continuo interesse di Raso per il delicato e tenue equilibrio tra presentazione esterna e realtà interna, efficacia e collasso, controllo e imprevedibilità . Raso affronta la questione della conservazione – nel caso di queste opere legata alla luce, all’umidità e alla temperatura – attivando l’impianto di condizionamento nello spazio della galleria per raffreddare e regolare l’ambiente, così da ottenere una conservazione ottimale come in un deposito di opere d’arte.
L’ultima scultura in mostra, Auto Body (2022), è un’opera in alluminio la cui texture e i cui dettagli sono il risultato di un processo di fusione tessile».
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