Categorie: opera

opera | Caravaggio – Il riposo durante la fuga in Egitto

di - 16 Novembre 2005

Al centro del quadro, l’angelo. Ritratto di spalle ma già bellissimo, nel profilo che lascia appena indovinare, nelle sfumature della capigliatura dorata confuse a tratti con le tinte autunnali dell’albero che lo sovrasta. Nelle grandi ali nere in primo piano, a definire le due parti in cui si articola la composizione.
Ali nere, come sempre negli angeli di Caravaggio, nere come il lato oscuro che è in ogni creatura di Dio si sarebbe tentati d’azzardare, o più semplicemente nere per pura esigenza pittorica, per non sovraccaricare di ulteriore chiarore il bianco luminoso che emana dal panno cinto attorno ai fianchi dell’alato. L’angelo suona il violino, suona in onore della Vergine il Cantico dei Cantici suggeritogli dallo spartito sorretto dall’anziano Giuseppe seduto su un fagotto. Quest’ultimo mostra un volto stupito ed estasiato, l’attitudine bambinesca dei piedi appoggiati uno sull’altro che trova il suo correlativo nell’innocente ingenuità di cui è pervaso lo sguardo del mulo alle sue spalle (simbolo d’ubbidienza), anch’esso fisso nella contemplazione dell’inviato divino.
La parte sinistra della composizione, dominata da toni autunnali che sembrano alludere all’età avanzata di Giuseppe, è totalmente ingombra. Oltre alla presenza del soggetto umano e dell’animale, colpisce la quotidianità dei dettagli: il sacco su cui siede il vecchio e il fiasco chiuso non da da un biglietto accartocciato nell’imboccatura. Un “messaggio nella bottiglia” rivelatore di quale segreto, forse della strada per la salvezza dell’umanità, simboleggiata dalla stessa dipartita della Sacra Famiglia verso l’Egitto per sfuggire alla ferocia del re Erode.
Lo straordinario naturalismo del Caravaggio, capace di raccontare un evento sacro con la stessa immediatezza con cui si darebbe conto di un avvenimento quotidiano, tocca nel Riposo vertici elevatissimi, quali le figure di Maria e del Bambino dormienti nella parte destra della composizione.
La Vergine, vestita di rosso, solo una coperta sulle ginocchia, siede in terra col Figlio tra le braccia, abbandonata nel riposo come qualsiasi madre stremata dalla fatica di un viaggio.

Maria come una donna qualunque, pur giovane e bellissima, che dorme stringendo a sé il suo bambino: se non fosse per l’angelo, potrebbe davvero trattarsi di una famiglia di poveri fuggiaschi. Non si era mai vista prima una Madonna addormentata, così vicina alle donne comuni, anche a quelle reiette e disprezzate quali le prostitute che Caravaggio impiega come modelle per molti dei suoi capolavori. E’ noto, del resto, il significativo episodio del cadavere di una mondana morta annegata usato per la contestata Morte della Vergine del 1605, rifiutata dai committenti (ma per Caravaggio tali rifiuti erano all’ordine del giorno) proprio perché “indecorosa”.
La maternità è da sempre sinonimo di fecondità, e trova non a caso corrispondenza nella natura rigogliosa ritratta alle spalle della Vergine col Bambino, il panorama aperto in lontananza e il verde chiaro dell’acqua di fiume a bilanciare le tinte piuttosto spente della parte sinistra del quadro: scelta evidente anche nella varia vegetazione ai piedi della coppia sacra, in netto contrasto con le nude pietre su cui rischia di inciampare da un momento all’altro il vecchio Giuseppe.
Il trattamento luministico ancora diffuso in tutta la composizione, sebbene la luce si concentri maggiormente sulla resa dell’angelo musicante, è caratteristico della prima produzione caravaggesca (1592-1595), quella dei cosiddetti “quadri da stanza”, precedenti le grandi commissioni per le Chiese di San Luigi dei Francesi e di Santa Maria del Popolo a Roma.

bibliografia essenziale
Roberto Longhi, Caravaggio, Ed. Riuniti, 1982
Maurizio Calvesi, Caravaggio, Giunti, 1998.
Francesco Bologna, L’incredulità del Caravaggio, Bollati Boringhieri, Torino 1992
L’opera completa del Caravaggio, prefazione di Renato Guttuso, Classici dell’Arte, Skira
2003

Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio
Il riposo durante la fuga in Egitto
1594
Olio su tela, cm 135,5 x 166,5
Roma, Galleria Dora Pamphilj

cristina babino

[exibart]

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