Categorie: opera

Simone Martini | Maestà

di - 11 Giugno 2002

Facendo un paragone ardito si può affermare che Giotto e Simone Martini siano un po’ il Coppi e il Bartali della pittura italiana del Trecento; nel senso che il fiorentino ed il senese furono i due più grandi artisti del XIVesimo secolo in Italia ed in Europa.
Le differenze fra loro sono evidenti, e possiamo rendercene conto dall’analisi della Maestà di Simone, affrescata nel Palazzo Pubblico di Siena quasi negli stessi anni in cui venne realizzata la Pala giottesca di Ognissanti, raffigurante lo stesso soggetto.
L’opera venne dipinta nella sala del Mappamondo, in quello che al tempo era il palazzo del potere (Siena era uno dei comuni toscani, retti in pratica da un’oligarchia, come Firenze): di conseguenza era destinata ad esser vista da molte persone e veicolava un chiaro messaggio politico,mentre l’aspetto religioso era relegato in secondo piano.
Nell’affresco è raffigurata la Madonna in trono col Bambino, circondata da uno stuolo di angeli e santi che sorreggono un fastoso baldacchino, più che una scena sacra, come nella Maestà di Ognissanti di Giotto, sembra l’immagine di una regina con la sua corte, con i santi al posto delle dame e dei paggi. Se guardiamo più nel dettaglio vediamo che ai piedi del trono stanno inginocchiati i quattro protettori di Siena: Sant’Ansano, San Savino, San Crescenzio e San Vittore. Infine completano il quadro i tondi nella cornice, che alternano agli evangelisti e ai dottori della chiesa, lo stemma della città; mentre al centro spicca un tondo col Cristo benedicente. In definitiva questo messaggio è chiaro: Siena ha protettori potenti, e questo doveva essere un monito per i nemici ed un motivo d’orgoglio per i cittadini; la possiamo considerare propaganda ante litteram, il principio è paragonabile all’usanza, in voga allora, di dedicare le porte delle città a qualche santo, affinché le rendesse inespugnabili.
Da un punto di vista stilistico il dipinto è eccellente, le figure hanno il loro volume, sono realistiche, come quelle di Giotto, ma nello stesso tempo sono più esili, delicate, hanno pose leggiadre e indossano vesti raffinate, le stesse che probabilmente l’artista vedeva indosso ai nobili o ai ricchi del tempo. E’ impressionante la cura di certi dettagli decorativi, che ricordano i virtuosismi di un orefice; certamente Simone non risparmiò sull’oro che venne distribuito a piene mani in tutte le figure, particolarmente nei vestiti. In molte acconciature e in altre parti l’artista aveva poi incastonato delle gemme, che purtroppo sono in gran parte cadute, mentre le aureole, dorate anch’esse, sono finemente lavorate, per non parlare del trono della Vergine che ricorda un’architettura gotica. Si tratta di una pittura che concede ampio spazio all’ornamento, al dettaglio prezioso ed alla rappresentazione di oggetti di lusso; in breve tempo si diffonderà in tutta Europa, nelle corti perlopiù, lo stile di quest’artista e contribuirà in maniera determinante alla nascita del Gotico internazionale; infatti se Giotto diede il più grande contributo ad un radicale cambiamento nella pittura, Simone elaborò una versione senese delle novità portate da quest’ultimo che ebbe grande seguito.
Per finire se abbiamo visto come Dante e Boccaccio avessero elogiato il pittore fiorentino, è bene ricordare che Petrarca fece lo stesso con Simone Martini, dopo che l’artista ebbe realizzato un ritratto della leggendaria Laura, la donna amata dal poeta aretino.
Simone Martini
Maestà

Affresco cm 763 x 970
Siena, Palazzo Pubblico, Sala del Mappamondo

bibliografia essenziale
Simone Martini: catalogo completo dei dipinti / Pierluigi Leone de Castris – Firenze – c1989
Martindale, Andrew Simone Martini / Andrew Martingale – Oxford – 1988
L’ opera completa di Simone Martini / presentazione di Gianfranco Contini; apparati critici e filologici di Maria Cristina Bozzoli Milano – 1970
Cairola, Aldo Simone Martini e Ambrogio Lorenzetti nel Palazzo Pubblico di Siena / Aldo Cairola – Firenze – stampa 1979
Gli affreschi di Simone Martini ad Assisi / testo di Ferdinando Bologna – Milano – [1965]

Michelangelo Moggia

Progetto editoriale a cura di Daniela Bruni

[exibart]

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  • Grazie per Simone. Lo so che Giotto è la modernità, la svolta, ecc. ma io, segretamente, amo Simone.

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