Categorie: parola d'artista

assolo show | Karthik Pandian / Ishmael Randall Weeks

di - 1 Ottobre 2010
KARTHIK PANDIAN (Los Angeles, 1981)

In the Midwest of the United
States, where I have been conducting my current research, the relationship
between the ancient and modern architecture cohabits the region. The iconic
glass and steel Chicago skyscrapers that thrust themselves into the heavens are
the inheritors of an architectural impulse “to rise” and are more
strongly articulated then the Native American earthen mounds that dot the
landscape around St. Louis.

The largest of these mounds
with its perfect alignment with the cardinal directions still serves both as a
massive stage from which tourists and locals watch the sun rise and set and
also as a kind of “one-way mirror” for our persistent solar unconscious.

Over the last year, I have been
making pilgrimage to this site to film the sunrise and sunset from the apex of
the mound as well as to record the sounds of its ongoing archaeological
excavation. The horizon – the framework of understanding from which we both
build into the sky and dig into the earth – thus serves as the starting point
for my excavation of this solar unconscious.

Nel Midwest degli Stati Uniti,
dove si è svolta la mia ricerca artistica più recente, l’architettura del passato e quella del presente convivono nello stesso territorio. Gli emblematici grattacieli di Chicago in acciaio e vetro che si stagliano contro il cielo sono eredi di quell’impulso
architettonico “verso l’alto” e sono molto più articolati dei tumuli di terra dei nativi
americani che punteggiano il paesaggio intorno a St. Louis.

Il più grande
di questi tumuli, che è allineato in maniera perfetta con i quattro punti
cardinali,
è utilizzabile ancora oggi sia come un enorme palco da cui i
turisti e i locali guardano il sole sorgere e tramontare, sia come una sorta di “specchio unidirezionale”
per il nostro persistente inconscio
solare.

Durante quest’ultimo anno sono stato
in pellegrinaggio in quel sito, sia per filmare l’alba e il tramonto dalla sommità della
collinetta, sia per registrare i suoni degli scavi archeologici
in corso. L’orizzonte – lo schema mentale per cui costruiamo in
cielo e scaviamo nella terra – funge così da punto di partenza per il mio scavo
dell’inconscio solare.

ISHMAEL RANDALL WEEKS (Cusco, 1976)

The foundation of my work is
the alteration of found and recycled materials andenvironmental debris,
including empty tins, books and printed matter, bicycles, boat parts, and
building construction fragments, repurposing humble objects to create
site-specific installations, sculptures, and works on paper that probe issues
of urbanization, development, travel, mobility, and exchange in a globalized
world.

My sculptures often take the
form of conveyances, such as carts, cranes, carriages, chariots. By creating works
that take the visual form of functional objects while stripping them of their
productivity, I try to address notions of labor and utility. Further, my use of
abandoned objects, refuse, and detritus as sculptural material forces.

For the recent site-specific
installation at MoMA PS1, I have constructed an environment reminiscent of my
studio space, the centerpiece of which is a drafting table surrounded by
scaffolding of sorts. Incorporating back issues of “Architectural
Digest” dating from the 1970s to the present, carved topographical
formations made out of books from the Roosevelt-era outlining U.S.
Congressional policy towards national parks and monuments, bricks made of
pulped New York Times newsprint, and images of both Pre-Colombian urban planning
and the utopian architecture of Buckminster Fuller and Carlos Raúl Villanueva, the installation
focuses on the processes of creation and transformation over time.

Il mio lavoro si basa sull’alterazione
di materiali trovati e riciclati e di detriti ambientali, come
lattine vuote, libri, stampe, biciclette, parti di barche e frammenti edili. Le mie installazioni site specific, le sculture e le opere su carta
riutilizzano umili oggetti
e indagano questioni
concernenti l’urbanizzazione, lo sviluppo, il viaggio, la mobilità e lo scambio
in un mondo globalizzato.

Spesso le mie sculture assumono la
forma di mezzi di trasporto, come carretti, gru, carrozze, cocchi. Creando
lavori che assumono la forma visiva di oggetti funzionali nel momento stesso in
cui li privo della loro produttività, cerco di affrontare le nozioni di lavoro
e utilità. Cerco inoltre di catturare le forze materiche scultoree degli oggetti abbandonati, dei rifiuti
e dei detriti.

Per la mia recente
installazione site specific al MoMA PS1, ho costruito un ambiente che ricorda il mio studio, al centro del quale c’è un tavolo da
disegno circondato da impalcature d’ogni sorta. L’installazione è focalizzata sui processi di
creazione e trasformazione nel corso del tempo ed è stata realizzata con: arretrati dell’Architectural Digest datati dagli anni ‘70 a
oggi; libri dell’epoca di Roosevelt che
riguardano la linea politica seguita dal Congresso verso i parchi nazionali e i monumenti,
intagliati in maniera da sembrare formazioni
topografiche; mattoni
fatti di poltiglia di carta del New York Times; immagini dell’urbanistica precolombiana e dell’architettura
utopica di Buckminster
Fuller e Carlos Raúl Villanueva.

di marianna agliottone


dal 18 settembre
al 6 novembre 2010

Karthik Pandian
– Before the Sun

Midway Contemporary Art

527 Second Avenue Southeast – 55414 Minneapolis

Orario: da martedì a venerdì ore 11-17

Ingresso libero

Info: tel. +1 6126054504; fax +1 6126054538;
info@midwayart.org;
www.midwayart.org

dal primo ottobre al 13
novembre 2010

Ishmael Randall Weeks

Federica Schiavo Gallery

Piazza Montevecchio, 16 (zona Parione)
– 00186 Roma

Orario: da martedì a sabato ore 12-19

Ingresso libero

Info: tel. +39 0645432028; fax +39
0645433739;
info@federicaschiavo.com; www.federicaschiavo.com

[exibart]

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