La tua formazione?
Prima mi sono spuntati gli occhi, poi il naso e poi la bocca.
E poi?
E’ successo tutto un giorno d’autunno di circa 7 anni fa, verso le tre o le quattro del pomeriggio. Alle cinque e tre quarti sono diventata artista. La cosa determinante è stato un pezzo di stucco per finestre (di quello che ci mette una vita ad essiccarsi) ed un sacchetto di plastica nero. In quattro e quattr’otto ne venne fuori una scultura (allora non l’avrei mai chiamata “una scultura”).
Se dovessi sinteticamente, in tre righe, definire la tua arte come faresti?
Farei tre righe.
Quali gli artisti che hai amato?
Gordon Matta-Clark, Quino.
Pregi e difetti…
Un pregio: che come li appiccico io i pezzi di scotch non li appiccica nessuno. Un difetto: che nessuno appiccica i pezzi di scotch come li appiccico io.
E nella vita?
Non uso lo scotch nella vita.
Chi conta davvero nel tuo lavoro?
Il signore del negozio di modellismo sotto casa mia. E’ l’unico a Milano che ha i bastoncini di balsa come si deve: di quelli flessibili al punto giusto, che non si spezzano se li sforzi un po’. Dice che lui ha un fornitore speciale che gli altri negozi di modellismo di Milano “se lo sognano”.
Come vivi il rapporto con i tuoi galleristi?
Lo vivo e basta. Mi piacciono i miei galleristi.
E con i critici e la stampa?
Nessun rapporto particolare. Ascolto quello che hanno da dire, poi rimugino sulle cose che mi possono servire e scarto le cazzate.
Uno studio tutto tuo ce l’hai?
Al momento è in una scatola di cartone, in un quaderno di schizzi, in un angolo di tavolo di casa mia, al supermercato, per strada, sul metrò. Non ho uno studio vero e proprio, dico fisico, dove osservare e concepire le cose. Ormai il lavoro avviene in altri spazi e soprattutto in galleria nel momento in cui lo installo.
Quanto influisce Milano nel tuo lavoro?
Milano è un po’ lunatica. A volte mi è ostile, e allora sono costretta a chiuderle la porta in faccia. Altre volte è di ottimo umore e allora la invito a cena.
Quale la mostra più bella che hai fatto?
Una collettiva dove ogni artista doveva interagire con una cornice-scatola Ikea. Non c’era tema, c’era solo la scatola. La mia era piena zeppa di fiori finti e occhi di plastica (quelli dei peluche) e si chiamava Jane in the Jungle.
Un giovane artista che potrebbe emergere sulla scena internazionale?
Nico Galletti. Amo molto il suo lavoro, soprattutto le sue installazioni con i pesci.
la rubrica exibinterviste – la giovane arte è a cura di pericle guaglianone
bio. Alice Cattaneo (Milano, 1976) ha studiato a Glasgow (BA –honours- Degree in Fine Art, Environmental Art, Glasgow School of Art) e San Francisco (Master of Fine Arts in Scultura, San Francisco Art Institute). Mostre collettive selezionate: “Fragile”, Analix Forever, Ginevra; “Idiozie Sofisticate” Gallerianeon>campobase, Bologna; “Vorticanti”, Galleria Maze, Torino, 2005 – “8 Acts and 3 Finale”, California Masters, Works, San Josè CA, 2004 -“Red Curtain and Carpet”, The Murphy Fellowship Award, San Francisco Art Commission Gallery, San Francisco CA, 2003 – “The Dirt of love”, Transmission Gallery, Glasgow, 2001. Mostre personali: Galleria Suzy Shammah, Milano; “Micro-Macro”, TufanoStudio25, Milano; co/Care of, Fabbrica del Vapore, (con Andrea Sottile), Milano, 2005 – “MFA Show”, Herbst Pavillion, Fort Mason, San Francisco CA; “Concrete Particularities”, Mission 17, San Francisco CA, 2004 – “Bags”, Degree Show, Glasgow School of Art, Glasgow, 2001.
[exibart]
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semplicemente insopportabile....le sfigate che si fingono fighe!
a me invece ha fatto sorridere mi sembra carina e interessante.... mi piacerebbe conoscerla
ee uno studia in tutto il mondo per fare ste cose...