Categorie: parola d'artista

exibinterviste – la giovane arte | India Evans

di - 13 Maggio 2005

Cosa ti ha spinto a fare l’artista?
L’arte è un privilegio che mi è stato concesso sin da piccola perchè io e mia sorella gemella Honor siamo cresciute in un ambiente di artisti. Mio padre è un artista e già da bambine ci faceva disegnare, colorare, oppure fare collane, cucire bambole. Niente giocattoli e la televisione non c’era. Ci portava alle mostre, nei musei, agli “openings” nelle gallerie. A me sembrava un mondo magico mentre Honor un giorno, mentre eravamo al Metropolitan Museum, si coprì gli occhi e disse a nostro padre: “You can’t make me look!”. Aveva 5 anni. Lei è diventata dentista, io artista.

Come definiresti la tua arte?
Una combinazione di passato, stati d’animo, intuizione e sogno. Attraverso la tecnica del collage riutilizzo materiali usati, dimenticati, che proprio per questo hanno una valenza più forte. Un guanto vero degli anni ‘20 ha per me molto più significato di un guanto dipinto.

Quali sono i referenti principali –artistici e non- del tuo lavoro?
Prima di tutti mio padre, che è un uomo e un artista straordinario. Osservandolo ho imparato a dedicarmi all’arte con disciplina e coraggio. Sono stata avvertita della difficoltà di questa scelta e della pazienza che bisogna avere per sostenerla. Altri artisti che ammiro sono Joseph Cornell, Max Ernst, Ray Johnson, Hannelore Baron, Louise Borgeois, Lee Bontecou.

Come nascono tecnicamente i tuoi lavori?
Nascono prevalentemente da sogni, visioni, ricordi di cose inesprimibili a parole, riguardanti la mia sfera emotiva, ma anche da un’idea precisa che appartiene invece al lato cerebrale. Faccio poi un assemblaggio di elementi (trovati per strada o nei mercatini) quali cartoline di nudi femminili dei primi del novecento, vecchi abiti, guanti, brillantini, merletti, ali di farfalle, piume e fiori secchi, intervengo sulla composizione anche con inchiostro e acquerello.

Quali tematiche affronti?
Il tema della mia arte è essenzialmente la memoria, perduta e ritrovata. Nel caso di questa serie di collage la memoria è legata alla presenza-assenza della mia gemella, quindi ai ricordi della nostra comune infanzia che come su uno specchio si riflettono nel presente che viviamo separatamente.

Puoi parlarmi delle origini della tua ricerca e di come essa si è evoluta?
Questa serie è nata nel momento in cui ho lasciato New York per venire a Roma. Ho cominciato a lavorare con queste figure femminili nello stato d’animo di chi ricerca il proprio passato, gli affetti, le esperienze, le emozioni vissute, per esprimerle nel presente. Le cartoline erotiche in bianco e nero per me evocano sensualità ed innocenza allo stesso tempo. Sembra che parlino, che cerchino di rivelarmi il loro passato, di ricreare un dialogo, perchè le loro vite non sono più, non gli è più concesso di parlare.

Che reazione vorresti suscitare in chi osserva i tuoi lavori?
Voglio che lo spettatore si avvicini al collage come se guardasse attraverso un buco della serratura, spiando qualcosa di intimo e sensuale, che è legato al mio passato ma che lo invita a ritornare al suo lato giocoso, puro.

Come è il tuo rapporto con la città in cui vivi?
Roma è una città bellissima. Non si può rimanere indifferenti di fronte a tutta l’arte, la storia, la gloria romana. Questo contrasto tra le antiche meraviglie e la realtà dell’arte contemporanea è di particolare ispirazione per me come artista. A volte vorrei che Roma fosse un po’ meno slow, ma alla fine gli si perdona tutto.

Un tuo pregio e un tuo difetto, nel lavoro e nella vita…
Nella vita e nell’arte non mi arrendo di fronte a niente, sono molto determinata. Il mio difetto è che se non lavoro un giorno mi sento colpevole e infelice.

Sei soddisfatta di come viene interpretato il tuo lavoro? Che rapporto hai con i critici e con la stampa?
Finora sono stata fortunata, non ho mai trovato nessuno che non avesse capito le mie intenzioni.

La tua mostra più bella?
Sarà la personale che Elisabetta Giovagnoni mi dedicherà nel gennaio 2006 nella sua galleria di Roma.

bio: India Evans è nata a New York nel 1978. Vive e lavora a Roma.
Dopo gli studi alla scuola d’arte “Lorenzo de’ Medici” di Firenze e all’ “American University Art Semester” di Perugia nel 2000 ha conseguito una laurea BFA all’ “American University” di Washington D.C. Ha esposto alla Watkins Gallery di Washington, alla galleria Stadtbucherei Sehlendorf di Berlino e a Roma per la galleria 9, via della vetrina contemporanea, dalla quale è attualmente rappresentata.

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intervista a cura di luca vona

[exibart]

Visualizza commenti

  • Dipinti belli e delicati, parlano dei suoi ricordi ma anche della sua anima, del suo sentire.
    Cara India Evans complimenti.
    Maria

  • Collage veramente interessanti, rispecchiano una tua sensibilita e un tuo amore per l'arte.Brava e Complimenti

  • complimenti,sono lavori davvero originali,sarebbe bello vederli da vicino. auguri!

  • E' stato per me un privilegio conoscere te e la tua arte. Sei una boccata d'aria fresca in mezzo a tante brutte copie!
    Complimenti.

  • Straordinari! Evocativi e delicati, mi fanno pensare alla descrizione di Odette nel capolavoro di Proust. Brava!

  • Ho visto crescere la tua opera. Adesso e diventata forte e chiara. Brava India, your friend always, Elena.

  • Wonderful work!! Congratulations! They are so delicate and deep at the same time. I hope to see them in the flesh at some point in New York City!!

    Sandra

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