Elisa Bortoluzzi Dubach
Mai come nell’ultimo decennio l’intervento privato a sostegno dell’arte e della cultura è stato messo sotto la lente d’ingrandimento. Mecenati, collezionisti, filantropi hanno assunto un ruolo importantissimo per la vitalità culturale dei loro territori, mettendo in campo non solo risorse finanziarie ma anche competenze e dedizione.
Le buone pratiche divengono modelli e iniziano a diffondersi strumenti d’investimento mutuati dai mercati dei capitali.
Esploriamo il rapporto tra mecenatismo e musica attraverso una serie di interviste in pillole ad alcuni dei protagonisti del simposio “Sinfonie d’Intenti: passioni, visioni e progetti di mecenatismo musicale” che si terrà al Conservatorio della Svizzera italiana il prossimo 18 ottobre 2019.
Chi sono i mecenati del XXI secolo?
«Viviamo un cambiamento epocale: in questi anni si sta verificando il maggiore trasferimento di ricchezza nella storia dell’umanità. In un ventennio, circa 460 miliardari trasferiranno ai propri eredi patrimoni per 2.100 miliardi, un importo pari al PIL dell’India. Il fenomeno è molto rilevante soprattutto nel continente asiatico dove più dell’85% dei miliardari è di prima generazione, quindi si tratterà della prima trasmissione di ricchezza miliardaria in assoluto (Billionaires report UBS-PWC). Consideriamo poi che l’avanzare dell’età è un fattore che aumenta la propensione alla donazione. Gli europei (67) e gli americani (66) tendono a essere i più anziani, mentre i miliardari cinesi hanno un’età media di 55 anni. Cresce dunque il peso del mondo asiatico con persone più giovani che si affacciano alla scena filantropica in maniera del tutto nuova. I mecenati del XXI secolo non sono solo imprenditori, ma esercitano le professioni più disparate e, a pari passo con l’evoluzione di genere, cresce anche il numero di donne filantrope».
Che peso ha il mecenatismo nel finanziamento privato all’arte e alla cultura?
«Ha sempre avuto peso ma naturalmente dipende dal modello di finanziamento dei singoli Stati, dalla concentrazione di patrimoni, dalla tradizione, dalle agevolazioni fiscali promosse dai singoli Paesi, dalla stabilità politica, dal profilo legale, ovvero dai diritti riconosciuti ai mecenati, e dalla capacità delle istituzioni culturali di fare rete. Tutti gli indicatori mostrano che la filantropia individuale è in crescita a livello globale e in molti casi è indispensabile alla sopravvivenza di istituzioni culturali e sociali. In Italia abbiamo visto che quando si attiva un’iniziativa di carattere fiscale – anche debole – per incentivare le donazioni, tutta una serie di attività rispondono tempestivamente».
Quali sono i ritorni che un mecenate si aspetta di ricevere come contropartita alle sue elargizioni?
«Dal soddisfacimento di un bisogno etico-religioso all’appagamento personale, i ritorni attesi sono diversi e dipendono dal tipo psicologico del mecenate, dalle sue esperienze di vita, dalla sua professione. In ogni caso non sono mai di carattere economico, ma legati alla sfera emotiva».
Quali sono le principali sfide che il mecenatismo dovrà affrontare nel prossimo futuro?
«Diventano cruciali temi come la sostenibilità del finanziamento culturale, il superamento delle contraddizioni insite nella filantropia (investimenti nei mercati azionari) e la capacità di adottare logiche di sistema piuttosto che di progetto. Filantropia non significa solo fare del bene, ma aiutare in modo sostenibile e mirato avendo ben chiaro l’obbiettivo finale dell’istituzione sostenuta, i suoi bisogni, le sue peculiarità. Progetti filantropici innovativi e di successo generano emulazioni e sempre più mecenati stanno ripensando il loro ruolo e comprendendo che nella cultura la partita si gioca anche sugli investimenti (mission related investments, ecc.) e su nuovi modelli di finanziamento».
Elisa Bortoluzzi Dubach è Docente universitario e consulente di Relazioni Pubbliche, Sponsorizzazioni e Fondazioni. È consulente scientifico del simposio “Sinfonie d’Intenti: passioni, visioni e progetti di mecenatismo musicale” (Conservatorio della Svizzera italiana, 18 ottobre 2019. www.conservatorio.ch)
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