Eduflix: l’edutainment in versione Flix

di - 10 Ottobre 2016
La produzione, distribuzione e vendita di contenuti è ancora oggi al centro di tantissimi tentativi (piccoli ed enormi) di costruzione di un business-model solido, in grado di consolidarsi nel rinnovato scenario macro-economico e tecnologico mondiale. Perché nonostante il mondo sia cambiato, e non certo da ieri, una delle evoluzioni più ardue riguarda proprio il modo in cui si producono e si fruiscono contenuti online.
Colossi statunitensi come Netflix hanno sconvolto gli equilibri televisivi, incidendo anche sul mercato europeo, così come dimostra anche la vicenda Vivendi e il caso Mediaset Premium, in cui il colosso europeo, nato proprio per contrastare Netflix, ha avviato una trattativa anche per l’inclusione della controllata di Fininvest, tornando poi sui suoi passi e delegando la vicenda alle pagine di cronaca.
Da un punto di vista di mercato, questo la dice lunga sulla grande opportunità che nuovi player (e non solo i giganti a stelle e strisce) possono sfruttare per entrare in uno dei mercati più interessanti del gruppo delle Industrie Culturali e Creative, che fino a poco tempo fa, e a dire il vero anche oggi se si pensa soltanto a quello televisivo, era sostanzialmente a struttura oligarchica, con grandi attori economici in grado di sostenere investimenti elevati al punto da rappresentare una concreta barriera all’ingresso del mercato.
Così se il terremoto Netflix ha scosso gli equilibri europei, anche altre piccole proposte vanno in questa direzione, magari puntando su un set d’offerta più specializzato, in grado di rispondere alle esigenze di un target meno ampio ma più impegnato.
È il caso di Eduflix, il prodotto con cui l’italiana Digital E s.r.l. (capitale sociale 10mila euro), tenta di entrare nel settore dell’entertainment attraverso una scelta di posizionamento sul settore edutainment. Il canale, che riprende la modalità di prezzo del colosso di cui ricorda il nome, con un pacchetto mensile da € 7.90. Una cifra competitiva per gli amanti dei documentari.
Il primo tentativo di inserirsi in questo mercato da parte della Digital E s.r.l. risale al 2009, e con l’apertura di un canale Youtube (chiamato appunto, Eduflix), che da allora ha ottenuto quasi due milioni di visualizzazioni e migliaia di iscrizioni. Il percorso della piccola società italiana sembra essere dunque ben ponderato, con una buona strategia di posizionamento e un prodotto qualitativamente valido.
Quello che preme rilevare, tuttavia, è che se in un altro mercato queste condizioni (buon set d’offerta, strategia di posizionamento coerente, prezzi competitivi e una buona conoscenza dei propri utenti derivante dalle possibilità offerte dalle analitiche online) potrebbero essere sufficienti a far immaginare un futuro solido, le condizioni attuali del mercato della produzione di contenuti non permettono di avere tanta sicurezza.
L’incertezza è tanta, e riguarda una moltitudine di fattori che ineriscono sia il lato dell’offerta che quello della domanda. Per il primo possiamo citare le possibili introduzioni di prodotti analoghi che potrebbero proporre giganti economici quali Sky, Vivendi e Netflix, ma anche i contenuti free che milioni di utenti caricano ogni giorno e che si stanno sempre più specializzando.
Per ciò che invece attiene la domanda, bisogna ricordare che l’84,6% degli utenti che avevano scaricato la prima applicazione della Digital E s.r.l. era ricompreso tra i 18 e i 44 anni. Un target giovane, coerente con le stime di fruizione online. Ma anche un target con poca possibilità di spesa, come ci ricordano l’Istat e i tassi di disoccupazione giovanile, che potrebbe trovare interessante il prodotto offerto ma che potrebbe essere attratto da contenuti online, anche a minor livello qualitativo, disponibili gratuitamente (sia legalmente che illegalmente).
Questo non vuol dire che l’italiana è destinata a fallire. Anzi. L’incertezza del mercato potrebbe essere una grande possibilità e come tale va immaginata. Ma perché questa opportunità possa divenire sempre più concreta è necessario innanzitutto un cambiamento culturale. Questo cambiamento parla di disabituarsi al binomio di “intangibile-gratuito” e non è certo un cambiamento da poco.
Stefano Monti

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