Questo vuol dire che un’azienda pretende ritorni di visibilità e compartecipazione ed è qui il vero nodo da sciogliere: i ringraziamenti nei titoli di coda o il logo a bordo pagina non bastano più, pertanto quella della sponsorizzazione deve assumere sempre più le forme di una partnership condivisa piuttosto che una donazione a fondo perduto, come è stato fino a questo momento: «Oggi enti come le Fondazioni bancarie non svolgono più un’attività di erogazione. Da tempo ormai è terminata la pratica dei finanziamenti indiscriminati, in un momento di risorse scarse è obbligatorio selezionare le iniziative che garantiscono maggiore innovazione e sviluppo», affermano dalla Fondazione Crt che intende il rapporto pubblico-privato soprattutto collaborativo: la metodologia di fondo, infatti, è quella di affiancare le istituzioni nelle fasi iniziali dei progetti, con l’obiettivo di permettere loro di proseguire autonomamente negli anni a venire «in un’ottica di venture philanthropy, senza alcun fine dirigistico».
Altra prospettiva quella di un altro colosso, Enel, nelle parole di Gianluca Comin, Direttore Relazioni Esterne che ridisegna il rapporto pubblico privato sulla base di un rigore tutto aziendale: fattibilità tecnica del progetto e raggiungimento degli obbiettivi sono le parole chiave, oltre a trasparenza nei bilanci e possibilità di stabilire rapporti a lungo termine. «Cinque anni fa cercavamo qualcosa che avesse i caratteri di innovazione e internazionalità e l’arte attuale sembrava incarnare queste caratteristiche, così è nato il premio Enel Contemporanea».
Ovviamente per l’Italia resta il problema della barriera legislativa: la legge 122, che impone ai Comuni una spesa inferiore al 20 per cento in cultura, è una spada di Damocle che limita l’indotto economico e la possibilità di confidare in risorse private, alla quale si aggiunge il recente e poco chiaro provvedimento riguardo le fondazioni contenuto nella spending review. Senza contare ovviamente che la consistente riduzione di contributi da parte di enti locali trasforma il ruolo delle fondazioni bancarie in organi di supporto: nella ricerca di sponsor, oppure affiancando le singole istituzioni nella revisione dei budget e avviando azioni tese a contenere le spese, come dimostra ancora l’esperienza di Crt.
Sostanzialmente d’accordo con una ridefinizione del rapporto pubblico-privato è anche il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi che accenna da più tempo alla defiscalizzazione come un sentiero impervio ma d’ora in poi obbligato. Un sottile scetticismo sulle fondazioni «cui sono state attribuite speranze maggiori rispetto a quelle che potevano mantenere, ma è indubbio che si tratta di una buona novità –prosegue il ministro- per cui occorrerà filtrare le buone dalle meno virtuose».
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