Trap e denaro: una relazione incontaminata

di - 17 Marzo 2018
«Soldi – tanti soldi – proprio un sacco di soldi – uh uh – è tutto quello che voglio – woah yeah – dammi dei soldi…».
Triste vero? Sì, è un testo che fa pena, come negarlo. In più la musica sulla quale era appiccicato era una mezza scopiazzatura di What I’d Say di Ray Charles. E invece non solo Money (That’s What I Want) cantata da Barrett Strong fu il primo vero successo della gloriosa Motown, ma venne ripresa nel 1963 dai Beatles, quando John Lennon non era ancora in palla Working Class Hero, e da un sacco di altra gente. Va detto che quando si trattava di parlare di pecunia, i quattro non si tiravano indietro, da Taxman a You Never Give Me Your Money, stavano sempre all’erta sull’argomento, che restava pur sempre materia deprimente.
La santissima trinità del sublime era sesso-sostanze psicoattive-musica, quella dei soldi costituiva una sorta di intrusione, più un ostacolo al raggiungimento dell’estasi che pratico veicolo, utile a recarsi rapidamente presso le sue porte. E poi finalmente arrivarono i Pink Floyd (Money, 1973) a pronunciare una sentenza senza appello: i soldi sono bullshit, munnezza, schifezza. Ma nessuna parola è definitiva, soprattutto se entra in gioco un’altra comunità che cambia le carte in tavola. Per i discendenti della forza lavoro coatta, traslati controvoglia dal continente nero nel nuovo mondo, il denaro poteva rappresentare l’evidenza di una ricollocazione nell’impianto sociale – “non siamo più schiavi!” – e quindi la sua ostentazione. Nel mondo dell’hip hop, i vestiti, le automobili, l’esibizione dell’oro, assumono nel corso degli anni ’80 un rilievo imbarazzante. Solo a titolo di esempio, nel 1987 viene pubblicato un disco di Eric B & Rakim che fa ormai parte della storia del rap, intitolato Paid in Full, a segnare una ferma risoluzione sulla gestione economica della propria musica, dove i due sono ritratti in copertina con catene e ciondoli d’oro dalle dimensioni incresciose.
Dark Polo Gang + Sfera Ebbasta, Cavallini
Quella che a noi europei pareva una buzzurrata dal respiro corto, divenne negli anni a seguire una caratteristica stabile di tutto un settore della nuova musica afroamericana che, tra alti e bassi, è diventata una delle colonne sonore portanti del nostro universo simbolico. Mai avremmo avuto l’ardire di ipotizzare che quell’impresentabile estetica riuscisse a colonizzare l’immaginario dei giovani europei. Eravamo concentrati su Public Enemy, Boogie Down Production e il movimento delle posse nei centri sociali e non potevamo sapere che dopo, molto dopo, arrivava la Trap. Nata come branca specifica dell’hip hop del sud degli Usa (Atlanta, in particolare) insiste ossessivamente su una serie di caratteristiche già ampiamente utilizzate, sia dal punto di vista dei contenuti musicali, in sintonia con l’evoluzione tecnologica, quanto da quello dei testi, adeguati alle trasformazioni sociali. Il riferimento al prestigio acquisito tramite il denaro deriva verso un’ode perpetua al soldo in sé, con un effetto straniante. Abituati a un’immensa tolleranza verso i testi in idiomi foresti, una volta divenuti comprensibili i contenuti si fanno problematici.
Charlie Charles e Sfera Ebbasta
Quello che è probabilmente il gruppo di trap italiana più rappresentativo, la Dark Polo Gang, sembra essere l’esatto contrario dei progetti da laboratorio ai quali si accennava in precedenza (Babymetal, Liberato). Frutto invece di un’autorganizzazione spontanea, fuori dal mercato discografico classico e, ciononostante, capace di imporsi al pubblico, la DPG dipinge con paradossale sincerità e lampante scorrettezza i riferimenti della gioventù benestante romana alla quale appartengono i suoi componenti. I riferimenti ai soldi e al vestiario costoso sono, per chi non sia avvezzo alla crucialità dell’argomento, a dir poco asfissianti, nella poetica quanto nell’immagine. Per chi desideri un’esperienza audiovisiva limitata ma efficace consiglio la visione di Cavallini (con Sfera Ebbasta) in una sorprendente mistura tra apologia del lusso sfrenato e un’ambientazione da tinello proletario semiperiferico. Lo trovate orrendo? Ma anche i Rolling Stones erano rivoltanti per i trentenni del tempo. Musicalmente inconsistente? Sappiate che si diceva lo stesso di punk e new-wave. I testi sono trivialmente ossequiosi verso i peggiori valori dominanti? Può darsi ma, visto il notevole interesse che una bella fetta di adolescenti nutre per i loro brani, forse va riconosciuto che lo specchio dei tempi sono loro, i trappers, molto più dei narratori colti alla Murubutu. In queste composizioni ciò che una volta fu un mezzo per procurarsi beni materiali e status si trasforma in obiettivo puro e incontaminato. Soldi, in primo luogo e dopo vestiti, droga, troie. Troie? Esatto, troie. Ma di questo casomai un’altra volta.
Giuseppe Aiello

Articoli recenti

  • Personaggi

Alfredo Accatino racconta la Cerimonia Paralimpica all’Arena di Verona

Arte contemporanea, danza e musica per la Cerimonia di Apertura Paralimpica realizzata da Filmmaster: Alfredo Accatino ci racconta il progetto…

14 Marzo 2026 14:30
  • Progetti e iniziative

Alla Fondazione Il Bisonte di Firenze quattro artisti rileggono la tradizione della grafica

La Fondazione Il Bisonte presenta le opere di Lori Lako, Leonardo Meoni, Bianca Migliorini e Chiara Ventura, nella mostra conclusiva…

14 Marzo 2026 12:30
  • Arte contemporanea

L’Uruguay alla Biennale di Venezia 2026, con la poetica dell’antifragile di Margaret Whyte

Margaret Whyte rappresenterà l’Uruguay alla Biennale di Venezia 2026, con un’installazione che intreccia tessuti e resti tecnologici per riflettere sul…

14 Marzo 2026 11:30
  • Attualità

Chi ha bisogno del vero nome di Banksy? Anonimato e potere in cinque opere chiave

L’inchiesta di Reuters sull'identità di Banksy apre una domanda: a chi giova conoscere il suo vero nome? Un’analisi del suo…

14 Marzo 2026 10:51
  • Mostre

Nella soglia della pittura: Bonenti, Kokanovic e Zolfaghari alla Galleria Heimat di Roma

Alla Galleria Heimat di Roma il progetto di Pamela Berry riunisce gli artisti Manuela Kokanovic, Giovanna Bonenti e Benymin Zolfagari…

14 Marzo 2026 10:30
  • Cinema

I Peccatori: sedici nomination e nessun miracolo

Il caso del nuovo film di Ryan Coogler, con il numero più alto di sempre di candidature agli Oscar, racconta…

14 Marzo 2026 10:00