Una U.P. fondata nel 1925, che si contraddistingue per la pubblicazione di libri e riviste focalizzati sul pensiero critico. Dal marxismo al femminismo, dalla cultura dei nativi all’America Latina. E un nutrito catalogo dove fanno bella mostra di sé arte, cinema, architettura e fotografia. Le edizioni rilegate, come spesso avviene in ambiente anglosassone, sono assai costose, ma fortunatamente le versioni economiche vengono stampate pressoché in contemporanea.
Due testi pubblicati recentemente suscitano particolare interesse. Il primo, firmato da uno specialista in body art, è dedicato alla figura di Orlan. Il titolo scelto da O’Bryan, Carnal Art, è una definizione dell’artista per gli interventi chirurgici al quale sottopone il proprio corpo. L’autore ripercorre con dovizia di particolari il percorso d’indagine sulla bellezza ideale femminile e l’identità di genere, soffermandosi sulle operazioni di Orlan. Ma anche contestualizzando in maniera inedita la ricezione dell’opera della performer francese. Non si focalizza cioè solamente sull’uso del corpo che investe l’arte del secondo Novecento, bensì risale al corpo indagato –fra protoscienza e voyeurismo scapigliato- nei trattati di un Vesalius o di un Berengario da Carpi, transitando per la celeberrima Lezione di anatomia
Il secondo tomo, curato dallo studioso del postmodernismo Nicholas Zurbrugg (1947-2001), è una raccolta di interviste. L’aspetto interessante concerne la rosa dei soggetti al quale si rivolge: compaiono infatti nomi della cosiddetta “avanguardia” che operano in campi che generalmente si considerano distanti e che proprio molti di essi hanno contribuito ad avvicinare e contaminare. In tutto, 31 dialoghi che squadernano una visione dell’arte e del mondo mai mediocre, anche se spesso tutt’altro che comune agli intervistati. Ma come non tener conto degli statement di personaggi come Laurie Anderson, Burroughs, Cage, Diamanda Galas, Jenny Holzer, Nam June Paik, Steve Reich, Bill Viola e Robert Wilson?
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