È nata nell’ottobre del 2003 e ha all’attivo quattro numeri, dapprima pubblicati trimestralmente, ora con cadenza irregolare. Questo il profilo minimo di Cluster_on innovation, magazine di approfondimento che si rivolge a uomini e donne “dai 30 ai 50 anni, professionisti provenienti da diversi ambiti disciplinari, creativi”, come ci ha raccontato qualche tempo fa la direttrice Carlotta Oddone. Quanto alla linea editoriale, l’intento è chiaro anche se non certo facilmente ottenibile: “Riflettere su quanto è ‘on innovation’ e in quanto tale muta la nostra società”. Va da sé che allora l’arte riveste un ruolo importante, stimolo necessario anche se non sufficiente alla comprensione delle tendenze della realtà contemporanea. A un primo numero necessariamente di rodaggio (“Pieghe”), nel quale veniva fra l’altro presentato il progetto globale dell’impresa (impr)e(n)ditoriale del patron Federico De Giuli -con un ristorante, un locale e presto residenze per artisti in uno fra gli edifici più antichi di Torino, nella zona del quadrilatero romano-, si sono suseguite un paio di uscite, dedicate rispettivamente a “Wireless” e “Interaction Desing 2004”, quest’ultimo con una copertina raffigurante il palmo di una mano e realizzata con materiale sensibile al calore, per cui appoggiando il proprio palmo cambiava colore.
Giunto nei punti di distribuzione con diverse settimane di ritardo, il quarto numero è dedicato a un argomento quanto mai scottante, il “Biotech”. A un paio di pezzi che introducono il lettore con un taglio di buona divulgazione scientifica, segue un intervento “legislativo” di Veronesi. Sul fronte dell’arte, da segnalare naturalmente le moltissime immagini a tema, dai fratelli Chapman alla TeddyBearBand di Philippe Starck. Ovviamente non poteva mancare un cenno all’affaire che ha coinvolto Steve Kurtz, membro fondatore del Critical Art Ensemble, che dopo aver telefonato all’equivalente del nostro 118 per il decesso della moglie, si è trovato in manette, accusato di detenere “armi batteriologiche”, in realtà innocui virus che fanno parte dell’attività artistica e di contro-informazione dell’Ensemble. Interessante anche l’articolo di Karin Andersen, consacrato a “Biotech e teriomorfismo”, nonché le interviste a Eduardo Kac e a Orono Catts.
Fra le rubriche fisse, segnaliamo quelle dedicate all’interaction design, ai media art centres, alle netviews e al multimedia. E il prossimo numero è un’altra sfida per non scadere nel già-detto, poiché il tema è la città.
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marco enrico giacomelli
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