“Comunque andrà tutto bene”, assicurano gli editor dopo aver investito il lettore col titolo Chaos happens e un esergo che recita “Achtung! Kunst korrumpiert”. In effetti, il terzo compendio cartaceo dei lavori prensentati online dal sito di This is a Magazine non scherza quanto radicalità. Bisogna dire sin d’ora che purtroppo il volume è esaurito e con ogni probabilità non sarà pubblicata una ristampa, poiché le 1.200 copie sono rifinite a mano e il sito è in piena attività, il che impedisce a Andy Simionato & Karen ann Donnachie di provvedervi.
Ebbene, nella rivista è stato scelto un impianto tematico, anche se ovviamente la tematica stessa faceva di tutto per scardinare qualsiasi tipo di organizzazione. Per esempio, il titolo delle “rubriche” è spiazzante, poiché già la prima s’intitola “I am not an Artist”. Le danze si aprono con la grafica low-fi di Supermario Sleeping, firmata Miltos Manetas, sulla quale sono sovrapposti paradossalmente i Neen Dogma di Andy Simionato e dello stesso Manetas. L’ironia nei confronti di Lars von Trier si declina in consigli quali “l’arte astratta è interessante solo se proviene da una macchina o da qualcuno che simula una macchina”. Aldilà degli esempi, è interessante la concezione globale del volume, che non punta tanto sulla duttilità del supporto cartaceo e delle sue infinite varianti, bensì gioca sul formato, ovvero quel dato che generalmente appare come il più rigido nei prodotti editoriali. In particolare, un refrain è l’utilizzo del trompe l’oeil, risolvibile solo col tatto, il quale scopre come in alcuni casi le immagini siano realmente sovrapposte, mentre in altre occasioni si tratta di fogli sovrapposti di differente metratura e grammatura. Per esempio, spesso vengono inserite bandelle a fondo pagina che si rivelano veri e propri booklet, come quello di Abe Linkoln oppure di MTAA. Fra i lavori più interessanti, per tornare a qualche esempio, spicca per essere fuori dal coro il pittoricismo collagistico di Atsushi Hasegawa con Promised Virus, che accosta impunemente Michelangelo e Bacon, ratti volanti e un’infinità di altri spunti. Una menzione anche per Nadin Ospina, dalla Colombia, che in I like to plant seeds presenta una sorta di statuette votive precolombiane che raffigurano Bart Simpson, Minnie, Topolino…
Il fatto che la versione cartacea sia esuarita può però fungere da stimolo ulteriore per visitare il sito, che in questi giorni presenta il numero 13 (“Show me your reality, I’ll show you mine”), con musica di Sinistri e alcune delle immagini stampate nel volume. E se così si perde il gusto di sfogliare le pagine, tuttavia ci si può godere la funzionalissima animazione e alcuni lavori non presenti nel compendio.
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Grafica: “Red, wine and green
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marco enrico giacomelli
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