Correva l’anno 2002 e Massimo Biava presentava il #0 della rivista pubblicata dalla galleria sarzanese Cardelli & Fontana. Niente recensioni e cutting edge. Ma uno strumento di approfondimento più simile a un agile libretto, da leggere estraendolo dalla tasca interna della giacca (il formato è perfetto) e da collezionare. Un “bestiario”, secondo la definizione di Giuseppe Cederna, condivisa da Germano Facetti, il secondo animatore dell’impresa, noto grafico editoriale. Lo spirito “multidisciplinare” –ma il termine non crediamo piacerebbe ai due ideatori del progetto, e a ragione– della rivista si palesava già dalle prime pagine di quel numero pilota, dove si poteva leggere un brano di Gadda incorniciato fra Duchamp e Boccioni, e qualche pagina del contestatissimo Critica della modernità di Jean Clair. Nonché uno spassoso articoletto tratto dal “Giornale dell’Arte”, dove si riferiva del glorioso Mr Asare, l’uomo delle pulizie della Eyestorm Gallery, che in piena (?) buona fede aveva gettato nella spazzatura un’installazione di Damien Hirst, ritenendo fossero i resti del vernissage. E via sfogliando, da Armando Testa a Brian Eno.
Lo spirito dell’antologia colta e provocatoria s’è mantenuto vivace nel corso dei numeri successivi: citiamo un articolo del “Guardian” su alcuni improvvisati proprietari d’opere d’arte contemporanea (#4) oppure uno statement datato 1957 di Piero Manzoni (#3). Ma si possono leggere anche articoli e interventi inediti: per esempio, una profonda riflessione sul disegno di Omar Galliani (#2) oppure un’esperienza che qualcosa dovrebbe pur insegnare sul restauro, riportata da Alberto Biasi (#6).
Il settimo e ultimo numero è dedicato a Joseph Beuys, al quale Cardelli & Fontana ha consacrato una giornata nel dicembre del 2004, in occasione del XX anniversario della Difesa della Natura. In questo caso si tratta di un’atipica monografia, che raccoglie alcuni testi dell’artista e diverse “letture” di Lucrezia De Domizio Durini. Riprendendo in mano i numeri precedenti, si noterà allora che anch’essi erano peculiari monografie, il cui filo va ritrovato come in un labirinto.
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[exibart]
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