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pre[ss]view_riviste | Mano

di - 10 Marzo 2009
“Non ci sono abbastanza riviste, o se si vuole, tutte le riviste sono inutili. Noi pubblichiamo perché crediamo di rispondere a qualcosa. Noi siamo reali. Ciò all’occorrenza ci dispensa dall’essere necessari. Dovrebbero esserci tanti riviste quanti gli stati dello spirito. Il numero dei fogli stampati sarebbe alloro ridotto a ben poco, ma quel poco ci darebbe il compendio e la somma di quello che dovrebbe essere pensato, o che vale la pena di pubblicare”.
Si apriva con questo testo di Antonin Artaud (di cui ho trascritto solo un frammento) il primo numero della rivista “Mano”. Rivista/libro/catalogo il cui primo numero fu pubblicato a Bologna nel marzo del 1996. Il sottotitolo era “fumetti scritti disegni”, poiché il desiderio e l’obiettivo dei direttori Maria Giovanna Anceschi e Stefano Ricci era di ospitare materiali eterogenei, che permettessero di definire il disegno come momento fondante della rivista.
Un laboratorio che voleva creare relazioni e scambi tra discipline diverse, visto che le riviste di fumetti non ospitano disegni d’artisti e viceversa, così come in entrambi sono banditi testi, interviste e racconti. Linguaggi che difficilmente dialogavano tra loro, una mancanza nel mercato editoriale italiano che Anceschi e Ricci volevano colmare.
Si respirava un’aria internazionale e un po’ bohèmien nelle riunioni di redazione. C’era chi era appena tornato da luoghi non troppo esotici come Parigi, Bruxelles, la Spagna con materiali da proporre. Si privilegiavano testi, fumetti e disegni non ancora tradotti o pubblicati in Italia. C’era molto rigore nella scelta dei materiali; un rigore stilistico e contenutistico che non ammetteva incertezze né esitazioni. Visto che l’assoluta mancanza di pubblicità, sponsor, mecenati o simili rendeva ancor più necessario conquistare ogni volta nuovi lettori. Che hanno sempre acquistato la rivista, oltre a seguire le mostre che Giovanna Anceschi curava e presentava alla Galleria Stamperia d’Arte Squadro di Bologna. Protagonisti, gli autori pubblicati sulla rivista: è accaduto con Francesca Ghermandi, Gabriella Giandelli, Igort, Gianluigi Toccafondo, Magnus, Alessandro Pessoli, Lorenzo Mattotti, lo stesso Stefano Ricci.
Non c’era un ufficio stampa esterno. Anceschi si occupava anche della produzione e distribuzione, mentre Ricci – oltre ad aver curato il progetto grafico – impaginava ogni singolo articolo della rivista. Usciva a scadenza semestrale e si trovava nelle librerie italiane e in alcuni selezionati shop internazionali. Sono usciti sette numeri, l’ultimo nel 2003.
Forse il mio preferito è il sesto, che ospita disegni e testi sul cinema, l’animazione, il teatro e la grafica. Un percorso che si articolava tra i disegni di Tex Avery, maestro moderno della tradizione americana (a cui è dedicata la copertina), e quelli del sudafricano William Kentridge e di Raymond Pettibon, nella cui opera il fumetto, la pittura e la letteratura si fondono in un linguaggio assolutamente nuovo. E poi ancora la sceneggiatura mai realizzata di Michel Arnaud, Raimond Queneau e Boris Vian, pervasa di umorismo cupo, surreale e grottesco, e un altro importante inedito, la lezione di Gilles Deleuze sull’Atto della creazione. E le incisioni della canadese Julie Doucet e gli straordinari acquerelli di Marlene Dumas, presentati accanto ad alcuni suoi scritti.
Anche l’ultimo numero presenta materiali rari. Tra questi, una corrosiva storia dalla provincia italiana narrata dal segno nervoso di Gipi; i Fantagraphics con James Sturm e la sua serie culto The Cereal Killings, i cui protagonisti erano gli animali testimonial della Kellogg’s, e Ted Stearn con i suoi stralunati Fuzz & Pluck, coppia surreale composta da un orso di peluche e un pollo spennato; e poi uno speciale sulla Spagna con le graphic novel di Marti (Terrorista), Max (Noi siamo i morti) e Raul (Finestre sull’Occidente) che richiamano alla realtà della storia politica degli anni del dopoguerra con racconti di attentati e sabotaggi. Il soffio delle Farc è il racconto scritto da Valerio Evangelisti che ci porta in un esplosivo e sempre attuale complotto tra la Colombia e Stati Uniti.

Di segno opposto e proprio per questo complementari le pagine dei diari, dei taccuini e degli schizzi di Enzo Cucchi, Thierry De Cordier, Eva Marisaldi e Isidro Ferrer, accanto ai carnet di disegni di Jaques Tardi, e le chine visionarie di Fredéric Poicelet conducono nelle carte private degli artisti e nel loro universo visionario.
Insomma, “Mano” ci manca. Anche se la scena indipendente del fumetto a Bologna ha da qualche anno una pubblicazione di assoluto prestigio, “Canicola”, già vincitrice di premi e segnalazioni in diversi luoghi del mondo, su cui ritroviamo alcuni autori già presenti in “Mano”, come Gipi, Andrea Bruno e Davide Catania.

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lorenza pignatti

la rubrica pre[ss]view è diretta da marco enrico giacomelli


*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 55. Te l’eri perso? Abbonati!

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