Una mostra già visitabile in sei luoghi diversi, da una parte all’altra del mondo, e adesso visibile attraverso una vetrina, anzi due. Precisamente quelle al piano terra di Casa Scaccabarozzi, la famosa Fetta di polenta all’angolo tra corso San Maurizio e via Giulia di Barolo, a Torino, che ospiteranno fino al 12 dicembre 2020 “They lifted me into the sun again and packed my skull with cinnamon”, mostra “iperdiffusa” di Jason Dodge, esposta contemporaneamente in sei diverse sedi tra l’ultima settimana di ottobre e la prima di novembre.
Gli spazi espositivi che hanno partecipato al progetto sono Galleria Franco Noero, da Torino, Gilles Drouault galerie/multiple, da Parigi, MORE publishers with Gevaert Editions, da Bruxelles, Guimaraes, da Vienna, Akwa Ibom, da Atene, Gern en Regalia, da New York. A ognuno degli spazi, Jason Dodge ha inviato delle istruzioni per l’allestimento, insieme a una lista di oggetti a dir poco eterogenei, tra cui 20 poster pubblicitari della marca Bayer Aspirin, un volantino per il ritrovamento di un animale smarrito, petali di calendula, batterie, forchette, elementi in tessuto e una lista della spesa. La ballerina e coreografa Alix Eynaudi ha poi composto una partitura da seguire per la composizione di ogni mostra.
Proseguendo la ricerca che Dodge ha da sempre dedicato ai temi della distanza e della percezione, il progetto si basa soprattutto sulla relazione tra persone e sulla interpretazione delle idee, più che sull’improvvisazione. Proprio come se si trattasse dell’operazione di traduzione di un testo da una lingua all’altra: rimanere fedeli al testo, pur con le inevitabili, necessarie e anche preziose “intromissioni” del traduttore, non solo in quanto segno di stile ma anche come peculiarità del linguaggio.
La tappa di Torino, in particolare, è stata interpretata da Giorgio Griffa, che ha riletto le istruzioni attraverso un’installazione che esprime un momento di sintesi tra due poetiche forti e, a tratti, spiazzanti.
La mostra sarà visitabile fino al 12 dicembre 2020 a Casa Scaccabarozzi, iconico edificio torinese, progettato da Alessandro Antonelli nel 1840, dove fino al 2013, peraltro, trovava sede la galleria di Franco Noero. Non sarà consentito l’accesso, a causa delle restrizioni imposte dal lockdown, ma si potrà ugualmente far spaziare il proprio sguardo attraverso le due vetrine al piano terra, secondo una modalità che, in questi tempi così difficili, in cui musei e gallerie sono costretti alla chiusura, ha permesso di riscoprire anche occasioni diverse di fruizione.
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