DEUTSCHE TALENT SCOUT

di - 25 Novembre 2009
Come
sempre l’inizio è disorganico. Poi, quando le cose diventano di grandi
dimensioni, si comincia progressivamente a mettere ordine. È quello che è
capitato anche a Deutsche Bank, che per quasi un secolo ha collezionato arte e,
nel 1979, in occasione dell’inventario storico della collezione, decide di
cambiar rotta e di sviluppare una vera e propria politica di acquisizioni. Fino
ad allora le opere comprate era essenzialmente il frutto del gusto di
differenti generazioni di direttori della banca. Da qual momento in poi,
invece, il consiglio d’amministrazione mette a punto alcuni criteri guida: concentrarsi
sull’arte contemporanea su carta, continuando parimenti a supportare i giovani
emergenti. Friedhelm Hütte, responsabile globale dell’arte di DB, ce ne spiega
i motivi…

Per
quale motivo una grande corporation come Deutsche Bank sceglie di collezionare
arte contemporanea?

Con
la nostra attività di collezionisti siamo in grado di dare supporto ai giovani
artisti comprando le loro opere. Indubbiamente l’arte è creatività; e la
creatività porta innovazione, crescita e valore aggiunto. Abbiamo in azienda
svariate attività che permettono di declinare in forma diversa la
responsabilità sociale, tra cui l’arte stessa, che sono sintetizzate dal motto “creare
capitale sociale
”.
Qui in Deutsche Bank crediamo che la creatività sia un investimento sul futuro
assolutamente necessario, che porta i suoi frutti sia alla società che alla
banca.

Non
considerate collezionare anche come un investimento?

Assolutamente
no! Quanto meno non nel senso d’investimento finanziario. Piuttosto d’investimento
in capitale sociale.

Come
mai un gran numero di opere sono esposte dentro i vostri uffici?

Il
concetto che l’arte sia in grado di delineare i futuri scenari
economico-sociali, cosa di enorme importanza nell’attività bancaria, è stata
uno dei fattori cruciali di un progetto all’avanguardia come Art at the Workplace,
che ha portato i nostri impiegati a diretto contatto con l’arte. Non solo
quindi nelle reception e negli uffici della dirigenza, ma anche nelle hall e
nelle sale conferenze via via fino alle filiali. In questo modo è più facile
incontrare e confrontarsi con la produzione artistica della nostra
contemporaneità, anche al di fuori delle preposte istituzioni culturali.

Quali
sono i criteri guida che avete seguito nella vostra politica d’acquisizioni?

La
nostra collezione è essenzialmente basata sull’arte contemporanea
internazionale, con particolare attenzione al medium cartaceo, alla prima idea,
al progetto. Ossia a quegli elementi che mostrano il processo creativo in una
modalità diretta e immediata. Uno dei nostri primi obbiettivi è la promozione
di giovani artisti che, con la loro ricerca, possano fornire un punto di vista
sulla società o mescolare le carte. E poi vogliamo rendere ancor più
internazionale la collezione, in modo da includere opere dei paesi in via di
sviluppo, con una visione ancora più ampia.

Ci
sono differenze tra le collezioni che avete nei singoli paesi in cui Deutsche
Bank opera?

Siamo
sempre in dialogo. Ad esempio, a New York si possono trovare opere di artisti
tedeschi e americani, mentre a Tokyo gli artisti giapponesi sono affiancati dai
tedeschi. In ogni paese c’è un mix fra tendenze locali e gusto internazionale.

Quali
sono gli artisti più significativi della vostra raccolta?

La
collezione dà una larga veduta sulle tendenze mondiali del contemporaneo. È
sempre difficile scegliere, ma siamo orgogliosi di aver collezionato artisti
prima che fossero delle star. È il caso di Neo Rauch – di cui possediamo pezzi
meravigliosi – che abbiamo supportato sin dall’inizio degli anni ‘90.
Ugualmente la Scuola di Düsseldorf è presente con Andreas Gursky, Thomas Struth
e Thomas Ruff, acquisiti ben prima del loro picco di mercato registrato.

In
Italia?

Abbiamo
preso artisti promettenti come Patrick Tuttofuoco, Marcello Maloberti, Luca
Vitone e Lara Favaretto.

Siete
partner di grandi mostre, di premi, ma anche di Frieze Art Fair. Questo tipo di
sponsorizzazioni vi risultano più interessanti rispetto alla classica attività
promozionale?

Collaboriamo
con eventi come Frieze poiché si adattano alle nostre strategie. Frieze è a
nostro avviso la più importante fiera per l’arte contemporanea e per noi il
palcoscenico privilegiato per presentare opere della collezione aziendale,
nonché per promuovere giovani artisti comprando le loro opere. I premi che
promuovono artisti emergenti hanno poi una lunga tradizione fra le nostre
iniziative. Il Premio Villa Romana, ad esempio, lo sosteniamo da oltre
ottanta’anni!

L’anno
prossimo riaprirete le torri di Francoforte, una delle sedi principali
dell’azienda. Ci può anticipare qualche aspetto del progetto?

Al
momento non sono nella condizione di poterne parlare liberamente. Ma posso
rivelare che il principio sarà quello di un artista per piano. Però in versione
aggiornata e con modalità di fruizione di livello internazionale.

E
quali sono i progetti per il prossimo futuro? Le difficoltà economiche che si
stanno registrando influenzeranno il vostro budget e i vostri piani?

È
molto importante continuare a impegnarsi per sostenere la cultura, specialmente
in questo frangente. Si è visto negli Usa come la riduzione dell’apporto delle
aziende abbia portato a serie conseguenze per numerose istituzioni, anche
storicamente importanti. E mi riferisco non solo alla contrazione dei budget
dei musei, ma anche alla diminuzione delle opportunità formative per i bambini
e i giovani. Per Deutsche Bank gli investimenti in cultura fanno parte della
responsabilità sociale dell’azienda. Semmai è cruciale lavorare con criteri di
efficienza e ricercando maggiormente forme di collaborazione con altre
istituzioni.

a
cura di daniele capra

Info:
www.db.com/italia/it/content/db_art_collection.htm

[exibart]


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