All’interno della sua programmazione per il 2024, dedicata alla voce e alle sue molteplici declinazioni, l’Associazione Culturale Dello Scompiglio di Vorno, in provincia di Lucca, ospita la mostra Le maniglie dell’amore, di Chiara Ventura (Verona, 1997), curata da Angel Moya Garcia. Ventura affronta un tema del femminicidio attraverso un’installazione che si fa silenziosa testimonianza di una realtà drammaticamente attuale. L’opera, composta da 110 maniglie, una per ogni donna uccisa in Italia nell’ultimo anno, trasforma lo spazio espositivo in un cimitero simbolico, dove ogni pezzo rappresenta un loculo, il corpo di una vittima.
In un gesto apparentemente semplice, Ventura usa la maniglia—un oggetto del quotidiano, familiare, legato alla casa e all’intimità—per evocare lo spazio domestico dove molte di queste tragedie si consumano. Ogni maniglia diventa il punto di accesso a una storia interrotta, a una vita spezzata da dinamiche di possesso, gelosia, violenza psicologica e fisica. L’installazione visualizza in modo spiazzante l’assenza di queste donne, offrendo un’immagine tangibile della violenza che si insinua tra le pareti private e che rimane invisibile, almeno fino all’atto estremo.
La mostra vuole denunciare l’agghiacciante continuità di questi crimini, ponendo sotto i riflettori un fenomeno sistemico di violenza di genere. Nonostante la legislazione italiana abbia introdotto la legge contro il femminicidio nel 2013, il termine stesso, che nell’accezione comunemente intesa è un neologismo risalente agli anni ’90, sembra rimanere nell’ambito di una descrizione culturale, continuando a evidenziare la tragica condizione delle donne uccise “in quanto donne” e non identificando, nell’ordinamento, un reato autonomo, quanto, piuttosto, solo una circostanza aggravante.
Il percorso artistico di Ventura, nata a Verona nel 1997 e già fondatrice del collettivo transfemminista plurale, si inserisce in una più ampia critica al patriarcato. La sua ricerca si concentra sulle dinamiche di coppia, esplorando le infinite possibilità del corpo e sviluppando narrazioni alternative che sfidano la rappresentazione tradizionale delle relazioni di potere. In Le maniglie dell’amore, Ventura scompone il quotidiano per farne emergere l’orrore: le micro-violenze e le oppressioni che portano all’atto finale e irreparabile dell’omicidio.
L’installazione sottolinea la complessità e la profondità delle dinamiche patriarcali che permeano la vita di tutti i giorni. Le maniglie, simbolo di accesso ma anche di controllo, diventano qui icone di storie negate, di libertà soffocate. La morte, sembra suggerire Ventura, è solo la manifestazione ultima e definitiva di una violenza più ampia, che si annida nelle relazioni e nelle strutture sociali in modo sottile e pervasivo.
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