Fondazione Prada, Cinema Godard, ph. t-space
Con un budget di 1,5 milioni di euro e oltre 1.200 candidature ricevute alla prima call internazionale, Fondazione Prada entra in modo strutturale nel campo della produzione cinematografica annunciando i 14 progetti selezionati per la prima edizione del Film Fund, l’iniziativa lanciata nel 2025 a sostegno della cinematografia d’autore e d’artista.
Il programma si inserisce nel percorso che la Fondazione ha costruito negli ultimi 20 anni attorno alle pratiche filmiche, tra rassegne e progetti espositivi, estendendo ora il proprio impegno anche nella fase dei processi di sviluppo, produzione e post-produzione. Una Fondazione che non si offre più soltanto come spazio di visione, dunque, ma come “protagonista” delle condizioni materiali che permettono alle opere di esistere.
Come sottolineato da Miuccia Prada, Presidente e Direttrice della Fondazione, il fondo nasce per «Valorizzare il lavoro degli autori che più richiedono un supporto concreto per tradurre le proprie visioni in realtà», sostenendo un’idea di cinema «Libera, esigente e visionaria».
Per Paolo Moretti, Head del Film Fund, l’iniziativa risponde a una fase di «Grande vitalità artistica ma anche di forte fragilità strutturale» del cinema indipendente: molte opere formalmente radicali e tematicamente complesse faticano a trovare un adeguato sostegno produttivo. Il fondo si propone quindi di intervenire in tutte le fasi del processo, favorendo la realizzazione di progetti che coniughino rischio formale e urgenza artistica.
La selezione è stata curata da un comitato composto, tra gli altri, da Miuccia Prada, Paolo Moretti, Chiara Costa e dalla storica dell’arte Giuliana Bruno, con il contributo di un gruppo internazionale di consulenti attivi nella programmazione, nella curatela e nella critica cinematografica.
La prima call, aperta tra settembre e ottobre 2025, ha raccolto oltre 1200 candidature da tutto il mondo. Una seconda call sarà lanciata a giugno 2026, consolidando il Film Fund come piattaforma permanente di sostegno alla ricerca cinematografica internazionale.
I progetti selezionati – quattro in fase di sviluppo, nove in produzione e uno in post-produzione – coinvolgono società attive in 26 Paesi e cinque Continenti, con sei registe e otto registi, tra cui due opere prime. Un panorama che riflette la pluralità geografica e formale del cinema d’autore contemporaneo.
Tra i titoli in sviluppo figurano Amarcord ‘90 di Yuri Ancarani, prodotto da Indigo Film, che guarda alla club culture italiana come snodo generazionale e visivo, The Hallucinations di Andrea Gatopoulos, ambientato in una corte barocca attraversata da visioni di un futuro impossibile, Cosmofonia di Verena Paravel, esperimento percettivo che mette in discussione il primato umano attraverso dispositivi scientifici e registrazioni sensoriali, e Las Italianas di Laura Citarella, indagine stratificata tra Sicilia e Argentina che riflette sulla memoria e sulla trasformazione dell’eredità culturale in prodotto commerciale.
In produzione troviamo autori centrali del cinema contemporaneo come Apichatpong Weerasethakul con Jenjira’s Magnificent Dream, viaggio tra epoche e dimensioni spirituali, Tatiana Huezo con Galerna, riflessione sullo sguardo documentario e sulle dinamiche di potere, e Hlynur Pálmason con On Land and Sea, epopea migratoria ambientata tra Danimarca e Islanda.
Ci sono poi The Costume di Corneliu Porumboiu, racconto ironico e musicale sull’eredità e l’identità, The Human Purge di Eduardo Williams, nuova esplorazione percettiva tra Atene e Bangkok, Summer in Heat di Levan Akin, racconto di formazione ambientato nell’estate del 1993, Mulatresse Solitude di Sammy Baloji, che intreccia sport, identità e corpo in un contesto africano immaginario, e The Sleeping Woman di Daria Martin, storia di passaggio e visioni ambientata in un ritiro new age ai piedi di una montagna mitica.
A completare il quadro, Captions Will Be Needed di Natalia Almada, che attraversa il corpo e la malattia come paesaggio percettivo, mentre in post-produzione si trova The Difficult Bride di Rubaiyat Hossain, un viaggio tanto fisico quanto psichico nel rito delle nozze.
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