HABEMUS MUSEUM

di - 6 Dicembre 2007
Prima della Prima. Con quasi ventiquattro ore d’anticipo su La Scala, un’altra grande istituzione milanese inaugurerà un sogno covato da tempo, il Triennale Design Museum. Milano darà dimora a una delle collezioni permanenti più stanche di viaggiare, quella del Design italiano. Dopo un tour di dieci anni nei maggiori musei del mondo, ritorna nel Palazzo dell’Arte il fiore all’occhiello della creatività applicata all’industria, l’eccellenza della cultura del progetto, la voce forte di un Pil flaccido.
Nella città dove si accorpano gli eventi di arte, moda e design per gestire economie di scala e comunicazione, nella capitale morale che sogna un museo d’arte contemporanea e si tira a lucido per lo Start delle gallerie private, che scende in salotto per dire che la design week è democratica e la settimana della moda invece no, c’è un’istituzione che ci prova, non senza sbavature, a scommettere sul futuro. La Triennale, dopo aver aperto una succursale in periferia, si rifonda, si ristruttura e mette a disposizione del Paese un vero museo del design. Non uno showroom come spesso accade all’estero, dove il design fa più rima con life style e finger food che con storia, identità, lavoro e cultura.
La Triennale è un museo, ma soprattutto la casa europea di molte nuove generazioni che identificano quel luogo come il tempio della cultura contemporanea, lo spazio espositivo delle grandi mostre e da oggi la sede del museo del design.

Un dato di autentica innovazione è la scelta di una donna alla direzione: Silvana Annichiarico. Architetto, curatrice, critica, ma soprattutto giovane. Al suo fianco un maestro del design, Andrea Branzi, il cui ruolo di curatore scientifico è anche un segnale di come sia saldo il legame tra le generazioni di pensatori su un tema, quello del design, che da oramai dieci anni conosce punte di popolarità e notevole inflazione.
Oggi il design è in casa, al museo, al ristorante, in fiera, in bagno, in hotel, in giardino, in università, sui giornali, molto più di un tempo, con il pregio della comunicazione allargata e della condivisione di standard qualitativi ma pure con la noia della decorazione e l’esagerazione dell’iperconsumo.
Dopo una lunga sessione di lavori iniziata nel 2004, il cui progetto di restauro, sistemazione e adeguamento è stato seguito da un altro senatore del design italiano, Michele De Lucchi (recentemente impegnato nel rifacimento di un altro importante spazio come il Palazzo delle Esposizioni di Roma), il museo oggi è dotato di una biblioteca, di un archivio storico e di un centro di documentazione.
Al primo piano l’ingresso avrà un elemento architettonico semanticamente indiscutibile: un ponte che permetterà al museo di essere sia all’interno della Triennale che corpo autonomo e visibile nella sua funzione. Questo principio di autonomia è previsto anche nella dinamica rotazione di una collezione vastissima affinché l’esperienza del museo possa essere ripetuta perché mutevole, capace di offrirsi con visioni rinnovate.
A validare l’intento un’altra scelta figlia nobile dell’intrattenimento più alto, quello del cinema, e dello stupore filologico, quello dell’allestimento museale. Chiamati ad animare il primo valzer di collezione sono stati il regista Peter Greenway (che, dopo aver inaugurato la Reggia di Venaria Reale, battezza un altro importante spazio pubblico) e l’architetto Italo Rota. Solo l’alchimia di questa coppia genera un desiderio spericolato di vedere cosa comparirà nelle -un tempo- austere sale disegnate dal Muzio. Il loro tema: Che cos’è il design italiano. Poi ci sarà Il rapporto tra Arte e Design con un nuovo ordinamento scientifico e un nuovo allestimento in occasione del Salone del Mobile 2009.
Infine, la grande impresa di cucire la rete dei giacimenti di design sparsi per il Paese: i musei d’impresa, gli archivi aziendali, le associazioni di categoria, i poli formativi, le aziende, le collezioni private, le gallerie, i fondi e le raccolte. Insomma, tutte le tracce di quel mitico museo diffuso che sono i giacimenti del design italiano. Oggi un protocollo li unisce per certificare un museo in rete, eterna fonte di ricchezza del sistema-paese.

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*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 44. Te l’eri perso? Abbonati!


6 dicembre 2007
Inaugurazione su invito del Triennale Design Museum
Triennale – Palazzo dell’Arte
Viale Alemagna, 6 (Parco Sempione) – 20121 Milano
Info: tel. +39 02724341; fax +39 0289010693; info@triennale.it; www.triennale.it

[exibart]

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